24 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Gen, 2026

A Davos l’incontro Trump-Zelensky. Ma l’Ucraina resta al buio

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Tra proclami di pace, emissari in movimento e pressioni sulla Nato, il conflitto tra Russia e Ucraina rientra nell’agenda internazionale


Da sotto i tavoli di Davos torna prepotente nell’agenda delle cancellerie europee il dossier ucraino. Il polverone ghiacciato della Groenlandia – agitato per giorni come una minaccia esistenziale – ha di fatto congelato i negoziati su una possibile uscita dal conflitto tra Kiev e Mosca. Ora, però, il motore diplomatico viene riacceso. E a farlo è un Donald Trump nella sua versione più vulcanica, arrivato in Svizzera deciso a mettere se stesso al centro di ogni polemica e discussione.

Trump a Davos: la pace passa da lui

Davanti a imprenditori e leader politici, il tycoon rivendica apertamente il ruolo di argine al disastro globale.
«Non avremo un conflitto planetario», dice dal palco di Davos. «Se non fossi stato eletto, la guerra tra Russia e Ucraina avrebbe potuto evolvere in una Terza guerra mondiale».

Trump afferma poi di essere pronto a incontrare Volodymyr Zelensky: «Mi incontrerò con Zelensky più tardi oggi. Credo che siano a un punto in cui possono avvicinarsi e chiudere un accordo». E avverte: «Se non lo fanno, sono stupidi. Vale per entrambi. E so che non sono stupidi, ma se non lo fanno, allora lo sono».
Un messaggio diretto, muscolare, che rimette Washington — e Trump stesso — al centro del processo politico.

L’emissario di Trump e il tavolo parallelo

Nel frattempo, lontano dai riflettori svizzeri, si muove Steve Witkoff, emissario di fiducia di Donald Trump, atteso a Mosca per un incontro con Vladimir Putin. Sul menu non c’è solo il conflitto europeo.

Witkoff spinge anche il progetto americano di un board di pace per Gaza, promosso dalla Casa Bianca, che Washington vorrebbe estendere oltre il Medio Oriente. «Gli Stati Uniti hanno proposto di unirsi al Consiglio di pace sia alla Russia sia all’Ucraina», afferma, «e ci aspettiamo una risposta positiva da entrambe le parti».

L’idea è esplicita: portare tutti allo stesso tavolo, legare i dossier e forzare un canale politico parallelo mentre la guerra continua.

Kiev al gelo: blackout, esodo e infrastrutture colpite

Dai tavoli della diplomazia si torna però subito al campo, che racconta un’altra storia.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parla di una situazione energetica drammatica: «Circa il 60% di Kiev è senza elettricità e 4.000 edifici sono ancora privi di riscaldamento». Le regioni più colpite, spiega, sono Kiev, Kharkiv, Sumy, Chernihiv e Dnipro.

«Le squadre di riparazione e i servizi di emergenza stanno facendo il massimo», scrive, «ma non sono d’accordo con chi dice che le risorse siano sufficienti: servono misure aggiuntive e ulteriori mezzi».

L’esodo silenzioso e l’allarme nucleare

Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, aggiunge un altro dato: 600mila persone hanno lasciato la capitale solo nel mese di gennaio. «Oggi in città risultano 600mila telefoni dormienti», spiega il suo ufficio, tra studenti collegati a distanza, famiglie temporaneamente fuori città e residenti che hanno scelto di allontanarsi.

Intanto cresce la preoccupazione nucleare. La centrale di Chernobyl è rimasta scollegata per diverse ore dalla rete elettrica dopo i bombardamenti russi sulle sottostazioni. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato la perdita totale dell’alimentazione esterna e l’attivazione dei generatori di emergenza. Il collegamento è stato poi ripristinato, ma l’allarme resta.

Indagini interne e pressioni della Nato

Sul fronte interno, va avanti anche l’indagine sul capitolo più scomodo per Kiev. L’agenzia anticorruzione Nabu sta valutando la posizione di un ex alto funzionario dell’Ufficio presidenziale per un presunto schema di appropriazione indebita da milioni di euro nel settore energetico. Secondo i media pubblici ucraini, si tratterebbe di Rostyslav Shurma, ma le autorità evitano conferme.

Dal quartier generale della Nato, il segretario generale Mark Rutte prova a rassicurare Kiev: «La Groenlandia non deve distrarre». La priorità resta l’Ucraina, con un appello agli alleati a rafforzare difesa aerea e intercettori.

Europa sotto pressione, tra Washington e la guerra

Trump fa eco a Rutte, ma con toni più duri. In un’intervista a NBC invita l’Europa a concentrarsi sulla guerra e a smettere di agitare il dossier Groenlandia: «Pensate al conflitto, non ad altro».

L’Unione europea risponde con i numeri. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, rivendica un prestito comune da 90 miliardi di euro, destinato a coprire le esigenze finanziarie di Kiev nei prossimi anni. Il rimborso, spiega, inizierà solo quando la Russia avrà pagato le riparazioni.

Così l’Europa incassa colpi da due lati: richiamata all’ordine da Washington mentre l’Ucraina viene martellata sul campo. I colloqui di pace ripartono, ma le premesse restano pessime. A Davos si parla di pace, mentre Kiev resta al buio.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA