15 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Gen, 2026

Delitto Nada Cella, condannata Cecere dopo 30 anni: «Giustizia è fatta»

Nada Cella

Delitto Nada Cella, dopo quasi trent’anni arriva la condanna di Anna Lucia Cecere. La sentenza della Corte e la reazione della famiglia. Per Soracco condanna a due anni per favoreggiamento


Un pianto liberatorio e la frase “ce l’abbiamo fatta”. È stata la reazione di Silvana Smaniotto, mamma ultraottantenne di Nada Cella, dopo essere stata informata in tempo reale della sentenza nel processo in Corte d’assise per la morte di sua figlia, avvenuta quasi 30 anni fa.

A riferirlo le avvocate di famiglia, Sabrina Franzone e Laura Razetti. “Ci ha creduto fino alla fine e, nonostante non stesse bene, è stata il nostro motore” hanno spiegato le legali. La donna è rimasta a casa per problemi di salute, accudita dall’altra figlia, Daniela.

La sentenza della Corte d’Assise

La sentenza ha condannato a 24 anni Anna Lucia Cecere, ritenuta responsabile del delitto di Nada Cella, avvenuto il 6 maggio 1996 a Chiavari. Dopo una camera di consiglio di sei ore, il presidente della Corte Massimo Cusatti ha letto il verdetto di condanna, escluse le aggravanti.

Il commercialista Marco Soracco, datore di lavoro di Nada, inizialmente sospettato per l’omicidio della giovane, è stato condannato a due anni per false dichiarazioni e assolto per il reato di favoreggiamento. Cecere, ex insegnante di 59 anni oggi residente a Boves nel Cuneese, non era presente in aula.

Le richieste della Procura

La procura aveva chiesto l’ergastolo per Cecere e quattro anni per Soracco. Quello di Nada Cella, per la procura, sarebbe stato un delitto d’impeto: Cecere avrebbe ucciso la segretaria perché voleva prendere il suo posto a lavoro e nel cuore di Soracco.

La reazione della famiglia Cella

“Giustizia è fatta. Speravo ma non me l’aspettavo”, sono state le parole di Silvia Cella, cugina di Nada. La Corte ha riconosciuto per Cecere l’aggravante dei futili motivi, ma non quella della crudeltà. “Non sono giudice – ha aggiunto -, è il loro lavoro, un lavoro molto difficile. È una cosa emozionante, stranissima, sono passati 30 anni, qualche anno fa non lo avrei mai sperato”.

“Pensavo che Nada fosse stata dimenticata – ha detto ancora -. Trent’anni sono tanti, perché quello che gli investigatori hanno ora lo avevano anche 30 anni fa. Per cui sarebbe stato molto più semplice”. “Non ho ancora capito quello che è successo, Nada non torna più ma giustizia è fatta”, ha concluso.

Soracco: “Faremo appello”

“Se è lei l’assassina sono contento che sia stata condannata. Ma non mi aspettavo la mia condanna, pensavo fosse riconosciuta la mia estraneità”, ha detto invece Marco Soracco. “Prendiamo atto della decisione e faremo appello – ha concluso – Ma è inaccettabile”.

Tensione a Boves dopo la sentenza

Grande tensione quando i giornalisti presenti a Boves hanno provato ad avvicinarsi all’abitazione di Anna Lucia Cecere: il marito e il figlio hanno reagito in modo aggressivo. Cecere non parlerà. “La sentenza non ci soddisfa – affermano i suoi avvocati – sicuramente ricorreremo in appello”. La Corte ha disposto 90 giorni per il deposito delle motivazioni.

Un cold case lungo trent’anni

Un cold case più volte paragonato a quello di Simonetta Cesaroni in via Poma a Roma. Nada Cella, 25 anni, fu trovata agonizzante il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, dove lavorava come segretaria. Morì poche ore dopo in ospedale. Soracco fu il primo indagato, poi archiviato. Per anni le indagini non portarono a una soluzione.ale omicidio di Nada. La sua vita e quella di sua madre Marisa Bacchioni vengono passate al setaccio, poi l’archiviazione. Infine, il colpo di scena, con la riapertura del caso nel 2021, grazie al lavoro della criminologa Antonella Delfino Pesce. E la condanna in Corte d’Assise.

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