15 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Gen, 2026

La Nazionale piace a tutti, tranne alla Lega Calcio (da Trieste in giù)

La Nazionale di Enzo Bearzot

La Nazionale fa ascolti, ricordi e unità nazionale. Ma tra diritti tv, calendari intasati e bilanci in rosso, per la Lega Calcio resta un impiccio. Così il pallone diventa tele-visione e l’azzurro finisce sacrificato


Com’è bello fare il tifo da Trieste in giù… C’è, nel calcio ma anche altrove, nella fantastica pallavolo ad esempio, o per il Settebello nella pallanuoto, una squadra capace dell’“unità nazionale”, ed è, per l’appunto, la Nazionale che non a caso i francesi chiamano “la Squadra”, con la maiuscola.

È l’Italia di Vittorio Pozzo, un secolo fa, o poi di Enzo Bearzot o, ancora poi, di Marcello Lippi. L’Italia mondiale, l’ultima: di vent’anni fa. Pertini che torna da Madrid con la Coppa, per dire, o il bus scoperto al Circo Massimo. E dopo tutto s’ingrigì, tranne quello squarcio d’azzurro, nel cielo solitamente plumbeo di Wembley, la sera che i Mancini’ boys fecero perdere la tradizionale (c’era una volta…) flemma inglese al principe William che lasciò lo stadio indispettito e sconfitto.

Il calcio che cambia e la tele-visione

Il calcio stava già cambiando: ce n’era, e ce n’è, sempre di più, questo sì, ma è un’altra cosa. E, curiosamente, in questo pallone che sta diventando sempre più televisivo, tanto che il Var spadroneggia sull’occhio umano (ma non per questo diminuiscono gli errori e gli orrori, anzi) e il dinamismo del “giuoco” è trasformato in sequenza di fermo immagini che ne tradiscono l’essenza e, come sostengono molti, non c’è più visione della e nella partita, ma tele-visione, pare che della Nazionale, che è quella che più fa impennare l’audience, non freghi assolutamente niente agli affaristi dei bilanci negativi, cioè le società e il loro “sancta sanctorum”, la Lega che le riunisce.

Società, fondi e calendari impossibili

E non sono più le società d’un tempo, che magari i soci avevano i loro interessi personali o d’immagine, ma anche la loro “passionaccia”: ora sono in genere fondi, investitori per lo più stranieri, che poi sarebbe interessante scoprire di quali investimenti si tratti se stanno tutti, o quasi, in rosso. Ufficiale.

Ecco che tra campionati e coppe, coppe e coppette, il calendario palinsesto risulta ingolfato ed è uno strano destino che ad essere sacrificata al moloch dei diritti televisivi (le tv hanno risolto il problema della creatività comprando il format calcio e sparpagliandolo ad ogni or del giorno e della notte, festivi e feriali tutti compresi, Natale e Pasqua, Ramadan e Hannukkah) sia proprio la Nazionale, che vince in auditel ma non nel tornaconto societario. Interessa al pubblico, ma non agli interessati all’incasso: che i tifosi mangino delle brioches.

Gattuso, lo stage negato e lo smart working azzurro

E’ in questo quadro che si inserisce la negata possibilità di un breve stage (due giorni) per consentire a Gattuso di “cementare” un gruppo. La Lega Calcio che può pensare possibile trasformare la città di Perth in un luogo della Brianza tanto da immaginare si spostare laggiù un Milan-Como per indisponibilità di San Siro, o che continua imperterrita a portare la Supercoppa “torneata” tra emiri e sceicchi, tifosi artificiali, anziché tra i suoi tifosi naturali, ha trovato il modo di non trovare, tra i suoi impegni televisivi di anticipi, posticipi, ora di pranzo, ora di cena, ora di pennichella e ora del thè, due giorni d’azzurro. E così se Gattuso vuole radunare i suoi possibili ragazzi a inizio febbraio che lo faccia pure, ma in smart working, collegandosi via Zoom o qualche altra piattaforma adeguata. Magari il simpatico cittì potrebbe acquartierarsi in quel di Lissone, nella Sala Var, dove si guardano con tutti i riguardi le sorti del campionato.

Il rischio Mondiale e la Cosa Loro

Ma le sorti del calcio chi le guarda in Lega? Perché se la Nazionale (Eupalla non voglia, avrebbe detto Gianni Brera) dovesse finir fuori dai mondiali per la terza volta consecutiva, non sarebbe un disastro, finanziario e d’immagine soltanto per la Nazionale, ma per il calcio tutto, compreso il loro.

Poi valle a fare le plusvalenze… Vai a parlare dei “sacri valori dello sport”… Se nemmeno di fronte a questa negativissima eventualità (per quanto remota: non che l’Irlanda del Nord ed eventualmente subito dopo il Galles o la Bosnia siano né il Basile né la Spagna e nemmeno la Norvegia…) la Lega Calcio riesce a trovare una soluzione che metta la Nazionale in condizioni di lavorare se non al meglio quanto meno al cosiddetto “minimo sindacale” c’è da pensare che tutte e belle frasi che vanno blaterando su “la squadra è dei tifosi”, “il dodicesimo in campo”, siano soltanto frottole. E che il calcio non sia che Cosa Loro. Da Trieste in giù.

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