Il leader groenlandese incontra la prima ministra danese Mette Fredericsen, oggi i colloqui congiunti con gli Usa
Jens Frederick Nielsen ha 34 anni, è campione di badminton, premier della Groenlandia da marzo 2025 e ha un motto: “Prima la Groenlandia”. La coincidenza con Donald Trump si ferma qui perché Nielsen è un antitrumpista convinto. Ieri, visto che le mire sulla Groenlandia vengono alimentate giorno dopo giorno da Washington, il premier groenlandese ha scandito bene parole e concetti: «Siamo di fronte ad una crisi geopolitica molto seria. E se dovessimo scegliere tra Danimarca e Stati Uniti, senza dubbio sceglieremmo la Danimarca». E buona notte a chi sta alimentando in modo subdolo che la “presa” dell’isola dei ghiacci circondata dall’Oceano Artico ma da sempre parte del Regno di Danimarca (in regime di autogoverno dal 1979) sia per Washington una faccenda di soldi e business più che di armi e militari.
Nielsen incontra Fredriksen
Nielsen ieri era a Copenaghen e ha tenuto una conferenza stampa con la premier danese Mette Fredriksen. Prima tappa di un percorso politico-diplomatico avviato insieme con l’Unione europea e la Nato e che porterà lunedì all’atteso vertice a Bruxelles. Si terrà presso il quartier generale della Nato con il segretario Rutte e i due ministri della Difesa danese e groenlandese. Oggi intanto alla Casa Bianca il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio riceveranno i ministri degli esteri danese e groenlandese. La sensazione netta è che ormai Trump si sia portato troppo avanti con questa storia dell’annessione dell’isola dei ghiacci.
LEGGI Artico, nuovo grande gioco globale: Usa in difficoltà tra Cina e Russia
E al di là delle rassicurazioni (anche della premier Meloni) circa l’infondatezza dei suoi propositi («prenderò il controllo dell’isola, in un modo o nell’altro per una questione di sicurezza degli Stat Uniti »), la cronaca ci insegna che quando Trump insiste così, qualcosa alla fine fa. E allora è bene stare pronti. Da qui la fitta agenda di incontri di questi giorni. A cui si aggiunge, nel suo piccolo, anche l’Italia. Nella lunga giornata parlamentare, il ministro degli esteri Antonio Tajani ha parlato anche dell’Artico.
«È un grande tema, sempre più strategico alla luce dei cambiamenti climatici. Venerdì presenterò con i Ministri Bernini e Crosetto la nuova Strategia per l’Artico elaborata dal Governo proprio per rispondere a queste sfide. Il governo è al fianco dell’Unione europea e della Nato nel rispetto della sovranità della Groenlandia e del Regno di Danimarca».
Il governo guarda a nord
Si tratta di un documento di 56 pagine da cui emerge un no secco alle mire di Trump. Una inedita chiarezza per il governo rispetto al consueto attendismo a margine delle esternazioni di Trump. Unione europea e Nato hanno, in realtà, alzato antenne e paletti da mesi. Il 26 novembre l’Europarlamento ha approvato una raccomandazione di 15 pagine che impegnano Consiglio e Commissione in 46 punti per tutelare la Groenlandia, la Danimarca, l’Unione europea e la Nato.
Del resto Trump ha iniziato subito dopo l’insediamento a parlare della Groenlandia. Così come di Messico, Venezuela, Iran. «La Danimarca è un cattivo alleato – la tesi della Casa Bianca – per non aver fatto abbastanza per garantire la sicurezza della regione». Per aver cioè consentito alla Russia di spadroneggiare con i commerci e le risorse sopra e sotto le rotte artiche. In realtà la Russia ha avuto nel 2001 le concessioni marittime che le spettano. Le usa (anche con la Cina) e lo scioglimento dei ghiacci sta favorendo Mosca. Lunedì scorso Nato e Groenlandia (che ne fa “parte” tramite la Danimarca) hanno annunciato l’intenzione di «collaborare per rafforzare la difesa del vasto territorio autonomo danese». Nel senso che la Nato e la Ue possono fare da sole. Non hanno bisogno di Trump.
LEGGI Groenlandia, potere sotto il ghiaccio: da ‘Borgen’ alla geopolitica reale
La premier danese Fredriksen ha ribadito che «è inaccettabile la pressione del nostro più stretto alleato (gli Usa, ndr) ma la Groenlandia non è in vendita e sarà difesa dalla Nato come ogni altro millimetro dell’Alleanza». In questo contesto la posizione italiana emerge in modo molto chiaro nel documento di 56 pagine che sarà presentato venerdì dai ministri Tajani, Crosetto e Bernini, esteri, difesa, università e ricerca. Tra le righe si legge un no secco alle mire di Trump perché Groenlandia e Artico sono Europa e quindi Nato: «L’Artico è sempre più strategico alla luce dei cambiamenti climatici. E in questo ambito siamo impegnati a sostenere la posizione unitaria dell’Unione Europea e della Nato nel rispetto della sovranità della Groenlandia e del Regno di Danimarca».
L’Italia e l’Artico
È un rapporto secolare quello che ci lega alla terra dei ghiacci, prima con missioni di esplorazione nel 1899 (Duca degli Abruzzi) e nel 1926-1928 (Umberto Nobile) poi con missioni scientifiche del Cnr, Enea, Invg. Ogs. Negli anni Novanta a tutto questo si è aggiunto l’interesse economico di alcuni grandi imprese come Eni, Leonardo e altri. L’Artico è un pozzo di materie prime oltre che la rotta di commerci “veloci” tra est e ovest. Grazie a tutto questo nel 2013 l’Italia ha ottenuto lo status di paese osservatore, privilegio che ha anche la Cina ma non altri paesi europei (oltre gli aventi diritto, cioè coloro che affacciano sui mari del nord).
LEGGI Perché l’Artico è anche una questione italiana
Dal 2013, con lo status di “Paese osservatore”, l’Italia coordina il Tavolo Artico, un foro di coordinamento tra Ministeri, enti ed imprese che si riunisce regolarmente presso la Farnesina e presso le commissioni Esteri di Camera e Senato. Qui vengono elaborate le linee di azione tra gli attori istituzionali ed industriali italiani interessati all’Artico. «In tale contesto – si legge nel documento “La politica artica italiana” – l’Italia considera l’Artico un confine dell’Europa da proteggere ed una regione fondamentale per l’unità del continente.
L’Europa non si distingue per le grandi dimensioni ma piuttosto per la sua spiccata diversità, riflessa molto bene dalla regione artica che appare oggi come una delle maggiori ricchezze da preservare. L’eredità secolare italiana ci ispira anche a contribuire al benessere di un polo e di un polmone vitale che abbraccia tre continenti ed è fondamentale per la salute del pianeta Terra».


















