14 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

14 Gen, 2026

Innocenti ma detenuti, il dossier degli errori (che hanno un costo)

Enzo Tortora

Dal ’92 ad oggi sono oltre 100 mila i casi di persone ingiustamente detenute. E costano ogni anno tra i 27 e i 50 milioni


Eccoli qui, in fila, un rosario laico di vergogne da sgranare: cento articoli di giornali nazionali e locali, cento storie di innocenti finiti in gattabuia e poi assolti. Cento vite sequestrate. Non da un regime sudamericano degli anni Settanta, ma dallo Stato italiano, nel 2025. Enrico Costa, parlamentare di Forza Italia, li ha raccolti con la certosina dedizione di chi sa che i numeri, da soli, non scandalizzano più nessuno. Servono i nomi, i volti, le notti insonni, il rumore stridulo della chiave del secondino che gira come un acufene permanente nelle orecchie di chi ha conosciuto il carcere senza colpa. Sono i nostri riaparesidos, lo Spoon River dei dissepolti dalle patrie galere.

Il dossier

Costa non è nuovo a queste operazioni di scavo nella malagiustizia. Lo aveva già fatto sui casi di abuso d’ufficio, quando difendere la presunzione di innocenza equivaleva a essere sospettati di lesa maestà togata. Ora torna sul luogo del delitto, che poi è sempre lo stesso: la custodia cautelare usata come scorciatoia, come pena anticipata, come anestetico per le coscienze colpevoliste di un Paese che applaude agli arresti e sbadiglia alle assoluzioni.

Quando dire “vita distrutta” non basta più, bisogna parlare di spaesamento, di identità frantumata. Di uomini e donne prelevati all’alba, sulla base di indizi gracili, indagini sconclusionate, intercettazioni interpretate come oroscopi, frasi avulse dal contesto e infilate a forza in una narrazione criminale. Le carceri italiane – che da sempre costituiscono una pena accessoria – fanno il resto: sovraffollate, disumanizzanti, incapaci persino di custodire senza annientare.

Il fantasma di Enzo Tortora

Raccontare alcune di queste storie basta a raccontare il tutto. Con una premessa: Enzo Tortora, sempre lui – non riusciamo a non citarlo – continua a camminare come un fantasma tra queste pagine, perché ogni innocente arrestato in Italia è una sua replica sbiadita. E prima ancora basterebbe ricordare la via crucis del cittadino in attesa di giudizio interpretata da Alberto Sordi per capire che quell’Italia colpevolista non è mai cambiata davvero. Dal giorno in cui Tortora si ammalò di tumore, mentre aspettava giustizia, a oggi.

Giuseppe Gulotta, 22 anni da innocente

C’è Giuseppe Gulotta, simbolo assoluto dell’errore giudiziario: ventidue anni di carcere da innocente per una strage mai commessa. Lo Stato lo ha risarcito, sì. Ma come si risarcisce una giovinezza evaporata? Gulotta è la prova vivente che il risarcimento non è giustizia, è solo contabilità del disastro.

Beniamino Zanchetta, reputazione distrutta

C’è la storia dell’ergastolano sardo Beniamino Zanchetta, condannato all’ergastolo e poi assolto dopo anni di inferno giudiziario. Una vita intera passata a spiegare di non essere il mostro descritto nelle sentenze, mentre fuori il tempo continuava a scorrere senza di lui. C’è l’ex sindaco, raccontato a pagina 48 della raccolta, travolto da accuse poi dissolte come nebbia al sole. Nel frattempo, però, la carriera politica era finita, la reputazione azzerata, la famiglia esposta al pubblico ludibrio. Assolto, sì. Riabilitato, mai.

Ivan Petrelli, in galera al posto del fratello

C’è Ivan Petrelli, scambiato per il fratello: 549 giorni tra carcere e domiciliari per una somiglianza. Un errore da album di famiglia pagato con 80 mila euro. Meno di 150 euro al giorno per essere cancellato dalla propria vita (La Gazzetta del Mezzogiorno). C’è Mirco Tonetto, nove mesi in carcere per una tentata rapina che non c’era. La vittima ammette di essersi sbagliata. Lui esce. 54 mila euro di risarcimento (Tribuna di Treviso). Il tempo perduto, invece, non torna. C’è Luciano Di Marco, arrestato per somiglianza, quattro mesi in cella, moglie ai domiciliari con quattro figli piccoli. Assolto, risarcimento negato. Perché, secondo i giudici, avrebbe “fuorviato” gli inquirenti non ricordando tutto alla perfezione (Il Giornale). Come se la memoria fosse un dovere giuridico.

I costi

E poi gli imprenditori diventati barboni, le aziende fallite per un sequestro sbagliato, i dipendenti licenziati, le mogli che se ne vanno, i figli che provano rabbia, vergogna, distanza. L’emarginazione come pena ulteriore. Gli incubi notturni, la paura persistente di finire di nuovo in ceppi anche da assolti. Gli effetti collaterali di una giustizia che non contempla mai la parola “scusa”. I numeri sono impietosi.

Dal 1992 ad oggi almeno 100 mila innocenti sono stati arrestati ingiustamente. Ogni anno migliaia di persone subiscono la custodia cautelare per poi risultare innocenti. Lo Stato spende tra i 27 e i 50 milioni di euro l’anno per i risarcimenti da ingiusta detenzione. Tra il 2018 e il 2024 oltre 220 milioni di euro. Circa 235 euro al giorno per ogni giorno rubato, con un tetto massimo di 516.456 euro. Ma oltre il 50% delle domande di indennizzo viene respinto da una giurisprudenza che sembra voler colpevolizzare anche l’innocente assolto.

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L’impunità dei pm

E i magistrati? Quasi mai pagano. Le condanne per responsabilità civile si contano sulle dita di una mano. Le sanzioni disciplinari sono prossime allo zero. Paghiamo tutti, tranne chi sbaglia. «Le ingiuste detenzioni non sono fatalità – scrive Costa – ma errori evitabili. E un Paese civile non li considera fisiologici, li studia per non ripeterli». Quanti Enzo Tortora ci sono oggi nei penitenziari italiani, dove ogni anno si aggiorna il record di suicidi? Quanti innocenti stanno imparando a memoria il rumore delle chiavi, mentre fuori qualcuno parla di giustizia severa come se fosse un valore assoluto?

Non si capisce la fragilità del nostro apparato giudiziario se non si leggono queste storie. Prigionie brevi o lunghissime, al Nord come al Sud, di famosi e di nessuno. La malattia della giustizia italiana è tutta qui: negli errori che si ripetono, nell’assenza di responsabilità, nell’indifferenza generale. La vergogna della vergogna. E nessuno che ne risponda.

Negli ultimi anni le storie di ingiusta detenzione riconosciute dai tribunali si sono moltiplicate, così come i risarcimenti a carico dello Stato, pagati con denaro pubblico.
Solo guardando ad alcuni casi recenti emerge un quadro impressionante.

Salvino La Rocca, falso mafioso

C’è quello di Salvino La Rocca, rimasto in carcere cinque anni e mezzo da innocente per l’omicidio Vivacqua: assolto definitivamente dopo sette processi, lo Stato dovrà versargli 241 mila euro, cifra peraltro dimezzata per presunti “comportamenti contraddittori”.
Ancora più eclatante il caso dell’imprenditore siciliano Salvatore D’Anna, detenuto per oltre sette anni e mezzo con l’accusa di mafia poi rivelatasi infondata: la Corte d’Appello di Palermo ha riconosciuto un indennizzo di oltre 516 mila euro, anche se la Cassazione ha chiesto di rivalutare una possibile riduzione.

Erminio Diodato, imprenditore varesino

Ma non servono anni di carcere per generare un danno – umano ed economico – enorme. Erminio Diodato, imprenditore varesino, ha trascorso 145 giorni tra carcere e domiciliari per un’accusa di spaccio crollata già in fase istruttoria: risarcimento 60 mila euro. L’ex procuratore di Aosta Pasquale Longarini, arrestato nel 2017 e poi assolto, ha ottenuto 48.800 euro per 61 giorni ai domiciliari, una cifra sette volte superiore al calcolo “standard”, proprio per il danno d’immagine subito.

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Altre vergogne

Un informatico di Rossano, innocente dopo dieci anni di processi, è stato risarcito con 21.931 euro per quattro mesi di custodia cautelare rivelatasi infondata. E ancora: Andrea Picariello, accusato ingiustamente di abusi sessuali, 60 mila euro per sette mesi di carcere; Vincenzo Malvaso, appena 17 giorni in cella, poco più di 4 mila euro; Ezio Stati, quindici giorni di carcere, 5.341 euro.Se si sommano solo questi casi, tutti relativi a singole decisioni degli ultimi anni, si superano ampiamente gli 1,2 milioni di euro di risarcimenti. Una cifra parziale, frammentaria, che rappresenta però solo una minima parte del conto complessivo.

Il costo umano

Ogni indennizzo è sacrosanto per chi ha perso libertà, lavoro, reputazione e anni di vita. Ma il dato resta: l’errore giudiziario ha un costo enorme anche per lo Stato, che ogni anno spende decine di milioni di euro per riparare a detenzioni risultate ingiuste. Un costo economico che si aggiunge a quello, incalcolabile, umano e sociale. E che solleva una domanda inevitabile: quanto sarebbe possibile risparmiare – in denaro e in vite – se la custodia cautelare fosse davvero l’extrema ratio prevista dalla Costituzione?

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