In Iran media di opposizione parlano di almeno 12mila morti nella repressione delle proteste. L’Onu si dice “inorridita”. Trump: «Patrioti, continuate a manifestare, arriviamo»
Giorni di blackout totale. Un muro, niente Internet, nessuna possibilità di fuga, di notizie o di persone. Il regime iraniano ha bloccato le comunicazioni mentre le proteste di massa continuano da giorni a scuotere il Paese. Rete, chiamate all’estero e in alcuni casi anche quelle mobili interne sono impossibili. Ma c’è chi rischiando la vita è riuscito a inviare file. Video e testimonianze. Quello che mostrano è estrema violenza. Quella del regime iraniano è una delle repressioni più sanguinose degli ultimi dieci anni.
Spari sui manifestanti
Testimoni citati dal New York Times raccontano che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti disarmati, anche con armi automatiche e in modo indiscriminato. Operatori sanitari riferiscono che, dopo i primi giorni dove arrivavano persone colpite da pallini e gas lacrimogeni, gli ospedali hanno iniziato a ricevere quelle colpite da proiettili veri e con gravi fratture al cranio. Un medico ha parlato apertamente di una «situazione da maxi-emergenza».
Sacchi per cadaveri
Nonostante la censura, un’immagine è diventata il simbolo della repressione: file di sacchi per cadaveri. Video verificati dal Nyt mostrano famiglie in lacrime raccolte attorno ai corpi insanguinati dei loro cari. In altre immagini, trasmesse anche dalla televisione Usa, un funzionario di un obitorio dichiara:
«La maggior parte delle vittime sono persone comuni, famiglie normali».


Il bilancio: 12mila morti
Secondo Iran International, media di opposizione con sede a Londra, almeno 12.000 persone, molte delle quali under 30, sono state uccise nelle proteste. L’emittente parla del «più grande massacro della storia contemporanea dell’Iran», concentrato soprattutto nelle notti tra l’8 e il 9 gennaio. La stima, riferisce Iran International, si basa su un’analisi incrociata di fonti interne e dati medici, comprese informazioni provenienti da ambienti vicini al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.
Stime diverse e difficoltà di verifica
Il Nyt riferisce anche di stime più basse, fornite da funzionari iraniani sotto anonimato, che parlano di circa tremila morti, inclusi membri delle forze di sicurezza. Le organizzazioni per i diritti umani sottolineano però l’impossibilità di verificare in modo indipendente i numeri a causa del blackout informativo e degli arresti diffusi.
Cecchini, ospedali e arresti
Secondo testimonianze raccolte dal quotidiano statunitense, cecchini sarebbero stati posizionati sui tetti di Teheran. Sparano sulla folla. Medici e infermieri raccontano di pronto soccorso travolti dall’arrivo continuo di feriti da arma da fuoco. Il Center for Human Rights in Iran, con sede a New York, denuncia che le forze di sicurezza hannoo occupato ospedali e cliniche per identificare e arrestare i manifestanti feriti. A volte anche prima di essere curati.
L’Onu: «Uccisioni inaccettabili»
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Nazioni Unite, Volker Türk, ha dichiarato di essere «inorridito» dalla repressione:
«L’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare immediatamente. È inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza».
26enne condannato a morte
L’uso di munizioni vere è accompagnato da arresti di massa. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hengaw, citata dalla BBC, un manifestante di 26 anni, Efran Sultani, è già stato condannato a morte e potrebbe essere giustiziato a breve. «Non abbiamo mai visto un caso procedere così rapidamente», ha dichiarato un attivista, denunciando una strategia deliberata di intimidazione.
Trump: «Patrioti, arriviamo»
Donald Trump, attraverso Truth ha scritto: «Patrioti iraniani continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L’aiuto è in arrivo».
Gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iran. L’amministrazione Donald Trump starebbe valutando una gamma di opzioni, comprese misure informatiche e azioni contro l’apparato di sicurezza interno iraniano. Il Pentagono avrebbe presentato al presidente scenari più ampi rispetto al passato, mentre resta alto il rischio di una forte rappresaglia da parte di Teheran.


















