Lo schieramento massiccio delle forze di sicurezza spezza le proteste anti-regime. Teheran parla di ordine ristabilito, ma il prezzo pagato è alto. Washington lancia l’allerta ai cittadini americani, mentre resta aperta l’ipotesi di un intervento sul modello di Caracas
Il regime iraniano soffoca le proteste nel sangue e dichiara la situazione «sotto controllo». Ma gli Stati Uniti invitano i propri cittadini a lasciare il Paese. Dopo giorni di scontri, la repressione messa in campo dalle forze di sicurezza ha fermato l’ondata di proteste che ha scosso la Repubblica islamica.
Secondo quanto riportato, la situazione è ormai «sotto controllo». Il caos è stato quasi circoscritto e l’enorme repressione messa in campo dal Nezam, il Sistema khomeinista, ha tolto il vento in poppa ai manifestanti anti-regime. O almeno, questo è ciò che ha sostenuto ieri il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il quale ha mancato però di sottolineare il prezzo pagato dal governo per riguadagnare il controllo del Paese.
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Stando alle stime dei media locali, che si basano su informazioni ottenute da fonti interne al Supreme National Security Council, per sedare le rivolte il regime ha causato infatti circa 12.000 morti tra manifestanti e forze dell’ordine. La violenza delle forze schierate in campo, la spaccatura tra i primi manifestanti in piazza contro la crisi economica e quelli intenzionati a far cadere il regime, ha permesso al Nezam di sopravvivere. Anche a questa nuova tornata di instabilità interna.
Lo scollamento tra bazaari e giovani
Tra i fattori che hanno concorso a far perdere slancio alle proteste quello più incisivo è proprio lo scollamento registrato nei giorni scorsi tra la classe media e i commercianti. Questi ultimi interessanti principalmente a questioni di tipo economiche ma favorevoli al sistema islamico. E i giovani mossi da sentimenti anti-governativi. I primi, dopo giorni di proteste sempre più radicali e violente, si sono infatti tirati fuori in massa, finendo per alimentare il vastissimo bacino di supporter diretti e indiretti degli Ayatollah.
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Sostenitori che la Guida Suprema e il governo hanno portato ieri in piazza in tutte le principali città del Paese, in quello che è stato un evidente gesto volto a dimostrare la resilienza del regime. Stando a quanto fatto circolare dai media vicini al Nezam sarebbero stati almeno diversi milioni. Le immagini diffuse ne mostrano moltissimi, gli iraniani che ieri hanno deciso di partecipare alle contromanifestazioni che di fatto mettono la parola fine alla sollevazione di massa.
Khamenei parla alla nazione
Questa sembra essere, del resto, anche la lettura data degli eventi dalla stessa Guida Suprema Alì Khamenei, il quale ha commentato ieri le enormi parate filo-governative dichiarando che i supporter del regime «hanno ottenuto un grande risultato». Secondo Khamenei, infatti, «questi vasti raduni pieni di ferma determinazione hanno vanificato il piano dei nemici stranieri». I quali tramite «mercenari interni» hanno tentato di far tremare la Repubblica Islamica.
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Proprio ai “nemici” del Paese si è poi rivolto direttamente Khamenei, annunciando che: «La grande nazione iraniana ha mostrato ai nemici sé stessa, la sua determinazione e la sua identità».
Dopo la repressione, dunque, un monito al “Grande Satana” statunitense e ai suoi leader: «Ponete fine ai vostri inganni e non affidatevi a mercenari traditori». Parole forti, specialmente per un leader appena uscito da un periodo di fortissimi disordini interni.
Teheran apre al dialogo
Mentre alla popolazione il Nezam riporta parole di fuoco, però, dietro le quinte Teheran apre al dialogo con l’Occidente. Ieri Araghchi, sostenitore di una linea più aperturista nei confronti di Washington, è tornato a proporre un dialogo diretto con gli Stati Uniti. Volto a portare ad una de-escalation nei rapporti tra i due Paesi. Una proposta sostenuta più volte anche in passato, ma che non ha mai portato a qualche tipo di avanzamento significativo. E che tutto considerato non sembra avere particolari chance di successo con Donald Trump alla Casa Bianca.
Il presidente americano, infatti, sembra ormai intenzionato a voler esacerbare a tutti i costi lo scontro con Teheran, nel mirino del tycoon fin dalla guerra dei 12 giorni.
Gli Usa ai cittadini: “Lasciate l’Iran subito”
Oggi, in tal senso, Trump dovrebbe ricevere dai suoi funzionari una serie di piani di azione da poter attuare per provocare la caduta del regime degli Ayatollah. Alcune di queste, stando ai media americani, sarebbero persino di tipo militare. A far supporre che qualcosa stia bollendo in pentola, poi, anche il fatto che sia stato emesso un comunicato ai cittadini americani che si trovano in Iran e che li invita a lasciare al più presto il Paese.
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Nonostante la situazione interna stia tornando lentamente alla normalità, dunque, la possibilità di un nuovo “caso Caracas” non è ancora del tutto da escludere. Specialmente alla luce dell’ostilità palesata da Trump verso gli Ayatollah. E, come ormai è diventato piuttosto evidente, essere sulla lista nera dell’imprevedibile tycoon americano non è mai una cosa da poco per nessun regime del mondo.


















