13 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

13 Gen, 2026

Usa, la Fed ancora nel mirino di Trump: Powell sotto indagine

Donald Trump e Jerome Powell

Il presidente della banca centrale Powell era da tempo sotto tiro di Donald Trump, che punta ad abbassare i tassi


Donald Trump vuol fare anche il presidente della Fed, nominando un fedelissimo al posto di Jerome Powell anche a costo di gettare scompiglio sui mercati. Nel frattempo si accontenta del vertice di Meta, la holding cui fa capo Facebook. Mark Zuckerberg infatti ha deciso di allinearsi sempre di più ai desideri della Casa Bianca nominando presidente della società la 52enneDina Powell McCormick ex collaboratrice di Trump nel 2017.

Non a caso il tycoon è stato tra i primi a congratularsi «un’ottima scelta da parte di Mark Z!!!», ha scritto sui social, Per la Fed la battaglia si annuncia molto più aspra. Non più schermaglie verbali, non più frecciate via social o nomignoli irridenti. E soprattutto un presidente della Fed che, con un gesto senza precedenti, decide di metterci la faccia e la voce, annunciando lui stesso di essere vittima di una macchinazione.

Powell rischia l’incriminazione

È Jerome Powell, in un video pubblico dalla forma decisamente irrituale per un banchiere centrale, a rendere noto che venerdì la Federal Reserve ha ricevuto una citazione in giudizio dalla Procura distrettuale di Washington ed egli personalmente rischia una incriminazione penale da parte del Dipartimento di Giustizia. Il nodo è la ristrutturazione della storica sede della Fed, un intervento da circa 2,5 miliardi di dollari, già finito nel mirino di Donald Trump nei mesi scorsi. Ma Powell non ha lasciato spazio a dubbi sulle vere ragioni dell’offensiva.

«Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno o la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve», ha dichiarato. «La minaccia di incriminazione penale è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve ha fissato i tassi di interesse in base alla nostra migliore valutazione di ciò che sarà utile al Paese, piuttosto che in base alle preferenze della Casa Bianca». Powell ha respinto quella che ha definito «un’azione senza precedenti», denunciando un tentativo di comprimere l’indipendenza della banca centrale nella fissazione dei tassi. «Il servizio pubblico – ha aggiunto – a volte richiede di rimanere fermi di fronte alle minacce. Continuerò a svolgere il lavoro che il Senato mi ha confermato, con integrità e impegno al servizio del popolo americano». E ha messo un punto fermo: non si dimetterà.

Trump si dice estraneo alla vicenda

Dall’altra parte della barricata, Donald Trump ha provato a smarcarsi. «Non ne so nulla», ha detto a Nbc News, negando qualsiasi coinvolgimento nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia. Ma la smentita è durata lo spazio di una frase. Subito dopo è tornato l’attacco frontale: Powell «non è molto bravo alla Fed, e non è molto bravo a costruire edifici». E ancora: «Quello che deve spingerlo ad agire è il fatto che i tassi sono troppo alti. Questa è l’unica pressione nei suoi confronti». Nessuna ammissione, nessun passo indietro. Solo la polemica per il taglio del costo del denaro fatto al rallentatore e una lunga scia di insulti già sentiti: da “mulo testardo” a “mister troppo tardi”, fino allo “stupido” scandito più volte negli ultimi mesi.

I mercati, invece, hanno capito subito che qui non si trattava di una lite qualunque. La reazione è stata immediata e nervosa. L’oro ha sfondato nuovi record, volando sopra quota 4.600 dollari l’oncia e toccando i 4.625 dollari, con l’argento in scia a 85,57 dollari. Il metallo prezioso, rifugio per definizione, ha fatto ciò che fa sempre quando l’indipendenza della Fed viene percepita come minacciata: è salito. Il dollaro si è indebolito, perdendo fino allo 0,38% contro l’euro, mentre Wall Street è in calo. L’idea di una banca centrale assediata non piace.

Kevin Hassett, possibile successore di Powell

A rendere il quadro ancora più inquietante sono arrivate le parole di Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca e uno dei favoriti per succedere a Powell, il cui mandato scade a maggio. «Sembra che il Dipartimento di Giustizia abbia deciso di voler vedere cosa sta succedendo laggiù con questo edificio che è enormemente più costoso di qualsiasi altro nella storia di Washington», ha detto alla Cnbc. «E se fossi presidente della Fed, vorrei che lo facessero». Il precedente che aleggia su tutta la vicenda è quello di Lisa Cook, governatrice della Fed nominata da Joe Biden nel 2022 e finita in estate nel mirino di Trump, che l’ha accusata di aver falsificato documenti ipotecari per ottenere condizioni di favore su due mutui.

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Cook ha respinto seccamente le accuse, rivendicando la propria autonomia e ricordando che «il presidente non ha alcuna autorità per rimuovermi». Anche quel caso è destinato a finire davanti alla Corte Suprema, chiamata a pronunciarsi sulla portata del potere del presidente Usa.. E mentre i mercati si interrogano su chi potrà davvero guidare la Fed in futuro, una domanda serpeggia: può esistere un presidente della banca centrale davvero indipendente se svolgere il proprio lavoro significa rischiare un procedimento penale? È una domanda che fino a ieri non esisteva. Oggi pesa come un macigno sul cuore finanziario degli Stati Uniti.

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