La demolizione a Gaza continua anche dopo la tregua: oltre 2.500 edifici distrutti secondo un’analisi del New York Times
La demolizione nella Striscia di Gaza prosegue nonostante il cessate il fuoco siglato tra Israele e Hamas oltre due mesi fa. Un’analisi del New York Times, basata su immagini satellitari, stima che più di 2.500 edifici siano stati demoliti dall’inizio della tregua. Mentre la comunità internazionale continua a invocare una stabilizzazione duratura, le immagini satellitari mostrano che a Gaza la guerra non si è fermata del tutto. Anche senza attacchi aerei quotidiani, la distruzione prosegue, edificio dopo edificio.
Le immagini satellitari
Le immagini, fornite da Planet Labs, indicano che la maggior parte delle demolizioni è avvenuta nelle aree rimaste sotto controllo militare israeliano dopo il ritiro delle truppe oltre una linea concordata. Israele mantiene il controllo di circa metà dell’enclave palestinese. Tuttavia, secondo l’analisi, decine di strutture sarebbero state abbattute anche oltre quella linea, in zone dove le operazioni militari avrebbero dovuto essere sospese.
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Quartieri cancellati e terreni distrutti
Nel quartiere di Shejaiya, nella parte orientale di Gaza City, le immagini mostrano un netto contrasto tra le settimane successive alla tregua, quando alcuni edifici erano ancora in piedi, e i mesi successivi, in cui l’area appare ridotta a un’enorme distesa di macerie. Oltre agli edifici residenziali risultano distrutti anche terreni agricoli, frutteti e serre.
(Le immagine satellitari di Planet Labs)

La posizione di Israele
Le autorità israeliane sostengono che le demolizioni rientrino in una strategia di “demilitarizzazione” della Striscia. Secondo l’esercito, l’obiettivo è eliminare tunnel sotterranei e abitazioni trasformate in trappole esplosive dai gruppi armati palestinesi. Durante la guerra Israele aveva stimato che la rete di tunnel si estendesse per centinaia di chilometri, con migliaia di accessi.
Demolizioni dentro e oltre la linea
Un funzionario militare israeliano, citato dal New York Times in forma anonima, ha affermato che le forze armate non starebbero abbattendo edifici in modo indiscriminato e che alcuni crolli sarebbero conseguenza delle esplosioni nei tunnel sotterranei. Lo stesso funzionario ha riconosciuto che demolizioni sono avvenute su entrambi i lati della linea di ritiro, sostenendo però che le truppe di terra non l’abbiano oltrepassata, un elemento che non è stato possibile verificare in modo indipendente.
Secondo una valutazione delle Nazioni Unite, già prima dell’entrata in vigore della tregua oltre l’80 per cento delle strutture di Gaza risultava danneggiato o distrutto dopo due anni di bombardamenti. La popolazione civile era stata in gran parte costretta a lasciare le proprie case a causa degli ordini di evacuazione e dei combattimenti.
Le accuse dei palestinesi
Molti palestinesi denunciano che Israele stia cancellando interi quartieri senza considerare le abitazioni e le proprietà di chi vi viveva. Il timore, spiegano, è che lo smantellamento completo della rete di tunnel possa mettere a rischio anche le poche strutture rimaste in piedi.
Dubbi da ex militari israeliani
Anche alcune voci israeliane hanno espresso perplessità sull’ampiezza delle demolizioni. Secondo l’ex comandante Shaul Arieli, che guidò truppe israeliane a Gaza negli anni Novanta, non si tratterebbe di interventi mirati ma di una distruzione estesa e sistematica.
Accuse di violazione della tregua
Da parte di Hamas, dirigenti del movimento accusano Israele di violare l’accordo di cessate il fuoco, sostenendo che la distruzione di case e proprietà civili costituisca un’azione ostile non prevista dall’intesa.
Mentre la comunità internazionale continua a invocare una stabilizzazione duratura, le immagini satellitari mostrano che a Gaza la guerra non si è fermata del tutto. Anche senza attacchi aerei quotidiani, la distruzione prosegue, edificio dopo edificio.


















