Groenlandia, Londra avvia colloqui con Paesi europei sull’ipotesi di inviare forze europee per prevenire un’azione americana
Il Regno Unito sta tenendo colloqui con altri paesi europei per inviare truppe in Groenlandia, prevenendo un’operazione militare americana. La vicenda conferma che le affermazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia – territorio autonomo sotto la sovranità danese – sono ormai prese estremamente sul serio dalle cancellerie europee. Significativi i toni usati, alla conferenza degli ambasciatori francesi, dal presidente Emmanuel Macron, per cui «gli USA stanno voltando le spalle ai propri alleati».
Prevenire scontro nella Nato
Chiaramente, però, le discussioni sul dispiegamento di truppe europee in Groenlandia mirano a prevenire il gravissimo scenario che si delineerebbe per l’Alleanza atlantica qualora Trump decidesse di usare la forza contro l’isola, costringendo gli europei a dover agire (o perlomeno fingere di farlo) in difesa della Danimarca.
Deterrenza e strategia negoziale
Nessun paese europeo sarebbe infatti in grado di resistere agli USA. Ma dimostrarsi disponibili all’invio di truppe è parte di una più ampia manovra – che punta primariamente al negoziato – per dissuadere l’amministrazione Trump dall’assumere decisioni clamorose. I governi europei cercano quindi di convincere l’amministrazione che i suoi desideri sulla Groenlandia possono essere realizzati senza violare la sovranità di un alleato NATO, promettendo di aumentare gli sforzi europei per contenere Russia e Cina.
Groenlandia centrale
Eppure è difficile che ciò basti ad accontentare Trump. Per gli USA, la Groenlandia è una questione troppo sensibile per essere risolta con un più equo burden-sharing. L’isola artica è infatti l’area di maggiore vicinanza tra l’emisfero occidentale e i rivali eurasiatici degli USA. Inoltre, solo Washington è in grado di dissuadere Russia e Cina nell’Artico. L’amministrazione Trump punta infatti a incrementare la presenza diretta statunitense.
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La dottrina Monroe
In via teorica, si tratterebbe di un obiettivo comprensibile e raggiungibile agevolmente per via negoziale. Il trattato tra USA e Danimarca del 1951 sulla Groenlandia sarebbe di per sé sufficiente per aumentare la presenza militare statunitense. Durante la guerra fredda, le forze armate a stelle e strisce avevano 10.000 uomini sul territorio groenlandese: oggi ce ne sono circa 200. Di conseguenza, non è peregrina l’ipotesi che la volontà di Trump e di alcuni suoi consiglieri di imporre la sovranità americana sull’isola artica sia legata a considerazioni ideologiche e di prestigio, cioè a una particolare interpretazione della Dottrina Monroe.
Il ruolo delle opposizioni negli Usa
Per questa ragione, nelle circostanze attuali, il modo più efficace per provare a scongiurare azioni aggressive verso la Groenlandia da parte americana è fare leva sulle opposizioni interne agli USA. Ed è esattamente ciò che i governi europei stanno cercando di fare. Negli ultimi giorni diversi esponenti del Congresso hanno espresso contrarietà all’estensione della sovranità americana sull’isola, soprattutto attraverso l’uso della forza. Tra questi figurano anche influenti repubblicani come lo speaker della Camera Mike Johnson e il presidente della commissione Forze armate del Senato Roger Wicker.
Congresso, Danimarca e vertici
Il senatore democratico Ruben Gallego punta inoltre a introdurre un provvedimento ai sensi del War Powers Act per impedire attacchi alla Groenlandia senza il consenso del Congresso. Parallelamente, alcuni parlamentari danesi e groenlandesi hanno incontrato omologhi statunitensi. Resta da vedere se queste iniziative saranno efficaci. In questo quadro si preannuncia particolarmente rilevante il vertice della prossima settimana tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen.
Il no della Groenlandia e il paradosso
Nel frattempo, i partiti politici della Groenlandia hanno ribadito in una dichiarazione congiunta la propria contrarietà a un’annessione agli USA. Una conferma del fatto che, paradossalmente, l’assetto attuale è già ampiamente favorevole a Washington: gli americani controllano l’isola, mentre i danesi sostengono i costi del welfare locale. Anche se Trump ha ragione a considerare vitale il controllo della Groenlandia, il modo in cui intende conseguirlo rischia di produrre effetti controproducenti per gli interessi americani.




















