Cinquant’anni fa, nella villa di campagna a Wallingford, moriva la regina del giallo, “madre” di personaggi come Poirot e Miss Marple
Immaginate di entrare in una farmacia e trovare dietro il banco Agatha Christie. La dama dei misteri vi sorride e con cortesia prende dal dispensario la medicina di cui avete bisogno. Il racconto è romanzato, certo. Ma, c’è un ma che lo giustifica. La regina del giallo nel 1917, dopo un paio di anni come crocerossina volontaria all’ospedale militare di Torquay nel Devon, prese l’abilitazione di “assistente speziale”. Primo salario annuale 16 sterline e una conoscenza in materia di farmaci, lozioni, boccette e veleni che le tornerà utile per certi suoi racconti. Questa è una delle tante curiosità che puntellano la narrazione della vita all’apparenza ordinaria della regina del brivido di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa.
La nascita
L’autrice inglese più tradotta nella storia – seconda solo a Shakespeare – è morta all’età di 85 anni nella sua villa di campagna a Wallingford il 12 gennaio del 1976. All’anagrafe Agatha Mary Clarissa Miller, sarà per tutti e per sempre Christie. Era questo il cognome del primo marito Archibald, colonnello della Royal Flying Corps. Un cognome che Agatha sceglierà di mantenere anche dopo la turbolenta separazione e una misteriosa scomparsa. Siamo nel 1926.
La sparizione
Questa volta, a sparire nel nulla è lei: la signora Christie in persona. La cercano con ogni mezzo oltre mille agenti di polizia e 15 000 volontari. Tutti ne parlano. Tutti si chiedono e chiedono: dov’è Agatha? Lo scrittore Sir Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes, si rivolge pure a una medium per scoprire l’arcano. Niente. Nessuna traccia se non l’auto abbandonata della donna. All’interno alcuni abiti. Undici giorni dopo, la svolta. Allo Swan Hydropathic Hotel, stabilimento termale a Harrogate nello Yorkshire, Christie viene ritrovata. Nel registro risulta come “signora Neele”: il nome dell’amante del marito. Si dice che di quella scomparsa, Agatha non parlerà mai. Resta un buco nell’unico giallo non del tutto risolto.
Il secondo matrimonio
Passa la bufera. Secondo matrimonio con l’archeologo inglese Max Mallowan, più giovane di lei di 14 anni. Nozze felici e senza colpi di testa. Forse perché «un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più lei diventa vecchia, più lui s’interessa a lei». Parola di Max, con buona pace di chi crede che solo la giovinezza assicuri la passione.
La camera chiusa
Nata a Torquay il 15 settembre del 1890, l’autrice di “Dieci piccoli indiani” e “Assassinio sull’Orient Express” è passata alla storia insieme all’ “enigma della camera chiusa”. Lo schema del rompicapo avvincente parte da un crimine consumato in una stanza chiusa o in un luogo isolato con una cerchia ristretta di sospettati. Il treno per “Assassinio sull’Orient Express” e l’isola per “Dieci piccoli indiani”, ad esempio. Nei suoi gialli ad eccezione degli investigatori e dei loro assistenti, tutti potrebbero essere colpevoli. Forse perché «pochissimi di noi sono ciò che sembrano».
Una sfida per il lettore
A questo punto, la soluzione del mistero diventa una sfida anche per il lettore che si trova coinvolto a risolvere il caso, insieme all’investigatore. Un gioco che si fa serio e cattura pagina dopo pagina. «La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi», era solita dire la scrittrice. Libri presi a prestito da cinema e televisione. Letti e amati da schiere di generazioni. Così come i personaggi usciti dalla penna di Agatha o meglio dettati a voce dall’autrice.
La disgrafia
La scrittrice, infatti, era disgrafica e avendo difficoltà a scrivere a mano, dettava gran parte dei suoi lavori: oltre cento libri, tra gialli, romanzi d’amore firmati con lo pseudonimo Mary Westmacott rimasto segreto per quasi 20 anni, racconti e libri di poesie. Sarà anche per questo che non aveva un buon rapporto con la scrivania. Senza contare che alcune illuminazioni le venivano quando era indaffarata a pulire.
Le faccende di casa
Nel lavello – sotto l’acqua scrosciante – insieme a pentole, piatti, posate e bicchieri venivano a galla anche idee geniali e trame da imbastire: «I migliori crimini per i miei romanzi mi sono venuti in mente mentre lavavo i piatti. Lavare i piatti trasforma chiunque in un maniaco omicida di livello». La giallista allo studio di casa preferiva altri luoghi per dare vita ai suoi intrighi d’autore. Si dice che la storia di “Addio Miss Marple” , sia stata creata da Agatha sdraiata nella sua vasca da bagno, con accanto un cestino di mele da mordicchiare. E il celeberrimo “Assassinio sull’Orient Express”? Scritto in una camera d’albergo: ancora oggi è la 411 del Pera Palace Hotel di Istanbul.
Le cose singolari
Di cose singolari sul suo conto se ne trovano diverse: prima europea a salire su una tavola da surf durante una vacanza alle Hawaii nel 1922; viaggiatrice sull’Orient Express nel 1928 con partenza da Istanbul e da lì a Baghdad. E ancora: dama dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1971 per volere della regina Elisabetta; inventrice dei fine settimana con delitto in una locanda nello Yorkshire; appassionata in età matura di archeologia e scavi al punto da trovare ispirazioni per alcuni libri. Per non dire del suo “Trappola per topi”. L’adattamento per il palcoscenico del racconto “Tre topolini ciechi”, in scena in un teatro di Londra dal 25 novembre 1952 – salvo un’interruzione durante la pandemia – ha raggiunto il numero record di quasi 29mila rappresentazioni, che ne fanno lo spettacolo teatrale più longevo del mondo e di tutti i tempi.
I personaggi
Non meno fiorita la narrazione sui suoi personaggi. Hercule Poirot è il protagonista di ben trentatré romanzi, cinque antologie di racconti e un romanzo postumo; Miss Marple è presente in dodici romanzi e in venti racconti. Poirot, ex ispettore di polizia poi investigatore privato pare sia stato ispirato da un esule belga che Christie incontrò in Inghilterra durante la Prima Guerra Mondiale. Il personaggio esordisce come protagonista in “Poirot a Styles Court” nel 1920. Un successo.
Il profilo di Poirot
«Poirot era un ometto dall’aspetto straordinario. Era alto un metro e sessantacinque, ma aveva un portamento molto eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi rigidi, alla militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile», scrive Agatha. «Doveva essere molto ordinato e meticoloso. Un omino preciso con la mania dell’ordine, della simmetria e una netta propensione per le forme quadrate piuttosto che per quelle rotonde. E poi molto intelligente, con il cervello pieno di cellule grigie…», o come diceva lui di “celluline grigie”. Ama il buon cibo e la cioccolata calda. Di lui è stato scritto più o meno così: «Poirot risolve i crimini senza sporcarsi le mani. Si immerge nella mente dei criminali, stabilendo una connessione con il lettore e con la psicologia». E quando la giallista decide di farlo morire in “Sipario. L’ultima avventura di Poirot” il New York Times ne pubblica il necrologio in prima pagina: «È morto Hercule Poirot. Famoso detective belga». È il 6 agosto del 1975. Ma Poirot sopravvive alla sua stessa fine e ancora oggi è tra gli investigatori più amati.
Miss Jane Marple
Così come Miss Jane Marple. Una insospettabile e acuta investigatrice si nasconde sotto l’arzilla zitella – come si usavano chiamare le nubili di una certa età – dagli occhi azzurri “benigni e gentili”. Vive nel piccolo villaggio inglese di St. Mary Mead, spesso teatro di omicidi inaspettati e vicende misteriose. Furba, curiosa non si lascia sfuggire i pettegolezzi. Ama il birdwatching (osservare gli uccelli), lavorare a maglia e il giardinaggio. Curare le sue rose, diserbare, potare con uno occhio oltre la siepe e risolvere misteri è affar suo. Il personaggio ispirato da una vecchia zia della scrittrice, fa la sua comparsa per la prima volta come protagonista nel 1930 nel romanzo “La morte nel villaggio”.
La Natura Umana
Miss Marple si presenta così: «Il mio passatempo è sempre stato La Natura Umana. Così varia e così affascinante! E naturalmente in un piccolo villaggio, senza altre distrazioni, non manca il modo di approfondire questo studio. Si finisce per classificare le persone proprio come se fossero uccelli, fiori, gruppo così e così, genere tale, specie talaltra. Qualche volta capita di sbagliare, naturalmente, ma col passare del tempo gli errori sono meno frequenti. E poi si fanno le riprove…». Forse che scavare nella natura umana non era tra le passioni e i talenti di Agatha, la regina del giallo?


















