Dalla geopolitica ai diritti umani (mal)trattatti dagli Stai Uniti, ecco perché i Mondiali di calcio 2026 rischiano di entrare nella storia come i peggiori di sempre
Molti lo pensano, qualcuno lo ha scritto: «Le azioni degli Stati Uniti in Venezuela mettono i Mondiali di calcio 2026 in una vergognosa compagnia».
È il titolo che il Guardian ha riservato a un articolo fresco d’uscita di Leander Schaerlaekens. Costui, leggiamo dal sito della Marist University, università privata nello Stato di New York con una “filiale” a Firenze, è nato in Olanda. Cresciuto in Belgio. Universitario a Londra, master a Washington. Insegna comunicazione sportiva e giornalismo, scrive su vari giornali e riviste e a maggio, sarà pubblicato un suo libro, “The Long Game”, sulla Nazionale di calcio degli Stati Uniti.
Nelle sue undici partecipazioni ai Mondiali ha un palmarès con un terzo posto nel 1930 come miglior risultato, Ma vinse 3-0 la partita inaugurale contro il Belgio e un suo giocatore, tale Bert Patenaude, segnò il primo “hat trick” mondiale, rifilando i tre gol, a zero, al Paraguay.
I precedenti storici del calcio americano
Un altro “fatto storico” i calciatori americani lo fecero registrare nel 1950 quando, ai Mondiali del Maracanazo brasiliano, combinarono un piccolo Maracanazo all’Inghilterra che debuttava nella competizione dopo essersi rifiutata di partecipare nelle precedenti edizioni. Perché, come inventori del calcio, gli inglesi si sentivano superiori e comunque campioni. Persero 1 a 0. La notizia era talmente incredibile che i giornali inglesi pensarono che il dispaccio che dava il risultato 1-0 fosse vittima di un refuso e che la verità fosse 1-10 ed alcuni dettero la notizia della goleada britannica…
Mussolini e Videla, i Mondiali del regime
I campionati che secondo il columnist farebbero l’ironica buona compagnia a quelli della strana (mica poi tanto) coppia Donald Trump–Gianni Infantino sono quelli di Mussolini e del generale Videla. Italia 1934 e Argentina 1978.
Ha scritto. «Nel 1934, era del tutto evidente cosa stesse tramando Benito Mussolini…». E ancora: «Era chiaro nel 1978 che la giunta militare del generale Jorge Rafael Videla, insediatasi due anni prima, manteneva il potere attraverso detenzioni sistematiche, torture e omicidi».
I Mondiali di Infantino
Non che le più recenti edizioni della World Cup (né quelle che seguiranno), tutte timbrate Infantino che è in carica dal 2016, siano meno degne della combriccola, ricorda Schaerlaekens: il mondiale di Putin, Russia 2018. Il mondiale successivo, Qatar 2022. Il mondiale che verrà dopo, quello del Centenario. E quello dopo ancora, 2034, si terrà in Arabia Saudita, nel giardino di Bin Salman, dove non crescono né alberi né diritti.
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Il Mondiale 2026 come punto di arrivo
Ma, è il parere dello scrittore, sarà questo del 2026 il campionato in linea perfetta con quelli di allora. Sarà un mondiale co-organizzato in tre, Stati Uniti, Messico e Canada. All’insegna della “compartecipazione”, gli Stati Uniti hanno già minacciato più d’una volta il Messico ed hanno messo in naftalina l’idea di fare del Canada il cinquantunesimo Stato.
Trump, geopolitica e diritti umani
Tra i partecipanti già qualificati il pacifista Trump ha messo sotto tiro la Colombia e l’Iran. E, quanto ai diritti umani, gli Usa «non sono attualmente in posizione di fare la predica a nessuno sui diritti umani, né lo sono mai stati». Sostiene Schaerlaekens. L’ultimo orrore, quello di Minneapolis, è venuto subito dopo. «La World Cup è proprio questo: un comodo mezzo per perseguire gli obiettivi di persone pericolosamente interessate». Intendeva Trump e Infantino?


















