Il ritiro dei ghiacci apre una nuova corsa al potere globale: Russia e Cina avanzano nell’Artico, mentre Washington rincorre con anni di ritardo
L’Artico è la nuova frontiera della competizione internazionale tra potenze. Come tra fine ottocento e inizio novecento l’Afghanistan e l’Asia Centrale, oggi è l’estremo nord a vedere tutte i maggiori attori globali scendere in campo.L’obiettivo è assicurarsi il predominio su quella che è considerata una zona strategica da controllare, sfruttare e consolidare.
Il “Grande Gioco Artico” vede tutti i big sullo scacchiere: gli Stati Uniti di Donald Trump, che continuano a guardare alla Groenlandia come possibile ancora a quelle latitudini. La Cina di Xi Jingping, che pur non avendo naturale proiezione nelle acque del nord intende spingersi fino ai poli. E la Russia di Putin, che tra i ghiacci artici ci naviga da sempre. Tra questi, gli Stati Uniti sono di gran lunga quelli più in difficoltà. Al contrario di Washington, infatti, Pechino e Mosca guardano da tempo a settentrione, preparandosi alla nuova corsa ai ghiacci innescata dal riscaldamento globale e dal disgelo.
I nemici di Washington si muovono nell’Artico
Il Cremlino ha avviato da decenni un vasto programma di ammodernamento delle sue basi militari, navali e aeree, in tutto lo spazio di mare artico prospicente le sue coste. Vladimir Putin, in tal senso, approvò già nel 2020 un documento strategico/programmatico per promuovere e «potenziare l’Artico russo per accelerare la crescita economica nazionale». Nella pratica, il programma russo si è tradotto nella fortificazione di quel fronte e nella costruzione di una vasta rete logistica per sla creazione di una nuova e strategica rotta navale.
Si tratta della cosiddetta “Rotta del Nord”, che inizia nel punto di congiunzione tra il mare di Barents e quello di Kara e termina nello stretto di Bering e che permette di viaggiare dall’Atlantico al Pacifico in tempi sensibilmente più brevi rispetto alle rotte tradizionali. E soprattutto, permette di consumare molto meno carburante, abbattendo dunque i costi, visto che risulta molto più corta. Navigando verso nord piuttosto che verso sud, le grandi navi commerciali asiatiche potrebbero infatti risparmiare circa 2000 miglia nautiche a viaggio.
Pechino vuole aggirare gli stretti
Proprio per questo motivo anche la Cina guarda all’Artico come potenziale rotta alternativa tramite la quale far giungere le proprie merci in Europa aggirando i vitali e strategici stretti controllati dagli americani. Passando da nord, e sfruttando il disgelo e il riscaldamento globale, Pechino potrebbe infatti muoversi più liberamente. Tentando di sottrarre il proprio commercio marittimo al rischio di un eventuale blocco navale americano volto a strangolare il Paese. Controllare i mari non sfidando il gigante marittimo statunitense, dunque, ma aggirandolo in acque dove le navi a stelle e strisce non possono seguire quelle del Dragone. E tutto risparmiando anche sui costi.
Cina e Russia, sotto questo punto di vista, sono allineate. Entrambe hanno forti incentivi economici e geopolitici per spingere sull’Artico. E per questo le due potenze rafforzano la collaborazione su quel fronte, forti del fatto che ad oggi il predominio totale sull’area è esercitato da loro grazie all’enorme vantaggio quantitativo e qualitativo nel campo delle unità navali.
La Russia mantiene infatti una flotta di svariate decine di rompighiaccio ed è l’unica potenza a dispiegarne modelli nucleari. La Cina ha messo in mare recentemente la sua quarta unità, oltre a una gigantesca nave cargo pensata per la navigazione artica.
Gli Usa in difficoltà tra i ghiacci
Visto lo svantaggio dato da decenni di scarso interesse verso l’Artico, gli Stati Uniti tentano dunque di recuperare lanciando ambiziosi, e a tratti assurdi, progetti di annessione nell’area. La Groenlandia, nell’ottica di Trump, serve a controbilanciare il lavoro svolto negli ultimi anni da russi e cinesi ma non è che un palliativo e risolverà il vero problema di Washington. Ovvero che nelle acque glaciali dell’estremo nord gli americani navigano poco e solo in rare occasioni. E questo dà ai nemici dell’America un vantaggio strategico di ampia portata.


















