Il fronte del No diffonde un messaggio sulla presunta futura dipendenza della magistratura dalla politica. Ma è un argomento falso che rischia di compromettere non solo la credibilità delle istituzioni, ma anche il diritto dei cittadini a essere correttamente informati
Man mano che si avvicina la data in cui i cittadini verranno chiamati alle urne, la campagna referendaria sulla riforma della giustizia sta entrando nel vivo, sia sui mezzi d’informazione che nel dibattito pubblico. A tal proposito, una prima considerazione di carattere generale.
Semplificazioni e populismo
Nelle moderne democrazie, le campagne comunicative si stanno trasformando sempre più in strategie caratterizzate dalla spettacolarizzazione, dall’uso massiccio dei social media, dalla personalizzazione delle leadership e dalla semplificazione dei messaggi, aventi spesso la non dichiarata finalità di raggiungere gli elettori più disillusi. Tali strategie riflettono le dinamiche di crisi della politica che, attraverso messaggi frammentati ma pervasivi, cercano di ridefinire, spesso in chiave populista, il rapporto tra il cittadino e la politica. Il risultato è che troppo spesso la comunicazione avviene mediante slogan semplificatori, che o sono privi di un contenuto informativo, oppure, nella peggiore delle ipotesi, risultano addirittura fuorvianti.
Le ragioni del Sì
Per chiarire meglio il concetto, a proposito della campagna referendaria mi sembra opportuno fare qualche esempio. Quanto alle ragioni del Sì, mi sembra scorretto, ad esempio, far passare il messaggio per cui la riforma eviterà storture del tipo del caso Garlasco – ammesso che di stortura si possa in questo caso parlare – perché la separazione delle carriere prevista dalla riforma della giustizia non inciderà in alcun modo sulle singole vicende processuali, che resteranno regolate dalle stesse norme già oggi in vigore, le quali non verranno minimamente incise dalla riforma stessa.
Il fronte del No
Allo stesso tempo, mi duole però registrare che è sul fronte del No che si registrano le mistificazioni più gravi. Proviamo ad esaminarne qualcuna. “La riforma non serve a velocizzare i processi”. Giusto. Così come, d’altra parte, non serve nemmeno a risolvere i problemi del cambiamento climatico. E allora? L’argomento è fuorviante, semplicemente perché lo scopo della riforma non è quello di velocizzare i processi, quanto piuttosto di instaurare un nuovo assetto ordinamentale, più moderno, democratico e conforme agli standard delle democrazie occidentali più mature, rafforzando l’autonomia interna ed esterna della magistratura, preservandola dalle ingerenze della politica e dal sistema di potere delle correnti.
Le menzogne sui costi
“La riforma non serve ai cittadini e costa troppo”. Falso e mistificatorio. La riforma, invece, serve ai cittadini, perché garantirà maggiormente i diritti della difesa e anche l’efficienza dell’accusa. Avremo giudici più indipendenti e pubblici ministeri più specializzati. Inoltre, una volta eliminate, attraverso il sorteggio, le interferenze delle correnti sulle nomine dei Procuratori e dei Presidenti di Tribunale, avremo uffici giudiziari più efficienti perché diretti da magistrati non più raccomandati dalle correnti, e quindi più meritevoli e capaci. E allora, per ottenere tutto questo, vale o meno la pena di spendere qualche soldo in più? Io credo proprio di sì, anche perché la bontà di una riforma costituzionale non si può certo misurare in termini economici.
La dipendenza dalla politica
“La riforma renderà i giudici dipendenti dalla politica”. Questa è senza dubbio la mistificazione più grave e ingiustificata di tutte. Comunicazione falsa nel contenuto, ma soprattutto contrabbandata con modalità manipolatrici, invero più simili alle tecniche di propaganda dei regimi totalitari che alle semplici fake news, che pure infestano l’informazione delle tecnocrazie postmoderne. Di recente, il messaggio è pure comparso in alcune stazioni ferroviarie sui tabelloni pubblicitari sponsorizzati dai comitati che affiancano l’Associazione nazionale magistrati nella campagna referendaria per il No.
Il ruolo dell’Anm
Orbene, se è già grave che un siffatto genere di messaggi venga diffuso sui social networks da parte di utenti poco informati o comunque a digiuno delle minime cognizioni di diritto costituzionale, è semplicemente inaudito che l’organo sindacale delle toghe consenta che si spenda il proprio nome per inquinare i pozzi di una campagna referendaria che si preannuncia troppo lunga e sempre più devastante.
Il vero contenuto della riforma
Com’è noto, infatti, la riforma non solo prevede che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, e quindi sia dal potere esecutivo che dal potere legislativo e, quindi, dalla politica; non solo i rapporti di forza tra componenti laici e togati all’interno dei due Csm resteranno invariati (rispettivamente, un terzo e due terzi); ma per di più l’Alta Corte, a cui spetterà la giurisdizione disciplinare nei confronti dei giudici, risulterà formata da quindici componenti, di cui ben nove magistrati (ossia i tre quinti). Come si vede, quindi, a differenza di quanto sostiene la propaganda del No, l’indipendenza esterna della magistratura resterà garantita al massimo grado contro le invasioni di campo della politica.
Il danno d’immagine
Il danno all’immagine dell’intera magistratura è gravissimo e l’Associazione dei magistrati farebbe bene a prendere le distanze da simili strategie comunicative. Auguriamoci che nei tre mesi che ci separano dal voto si eviti di utilizzare argomenti falsi e che non hanno il minimo fondamento. Ne va non solo della credibilità delle Istituzioni, ma anche del diritto dei cittadini a una corretta informazione, per poter esercitare il proprio diritto al voto in maniera consapevole e libera da ogni forma di condizionamento.


















