5 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

3 Gen, 2026

Democrazia in declino e ascesa degli autoritarismi: la svolta che non c’è

I dati internazionali confermano il declino globale delle democrazie e l’avanzata degli autoritarismi, mentre anche l’Europa fatica a difendere i propri principi


All’alba del nuovo anno la sagra dei bilanci è un passaggio obbligato per il curioso d’informazioni. A guardar bene circolano numeri che riguardano cose serissime, come lo stato di salute delle democrazie nel mondo. Una fonte molto attendibile su queste faccende è l’agenzia indipendente Freedom House, fondata nel 1941 da un gruppo di intellettuali americani (tra cui Eleonore Roosevelt) che pubblica ogni anno un rapporto dal titolo Freedom in the world chiamato a valutare, attraverso parametri significativi, il grado di libertà civili e diritti politici nei diversi paesi del pianeta. L’agenzia prende in esame il processo elettorale, la libertà di espressione, lo stato di diritto, la partecipazione politica e le libertà individuali, verificati in 195 stati sovrani e 13 territori: praticamente tutto l’universo ONU.

Democrazie in declino da diciannove anni

Il rapporto di F.H. del 2025 (alimentato principalmente da dati raccolti nel 2024) registra per il diciannovesimo anno consecutivo un declino delle democrazie a fronte dell’avanzata delle autarchie e dei totalitarismi. Ben 60 Paesi hanno registrato una contrazione dei diritti politici e delle libertà civili, e solo 34 avrebbero, invece fatto passi avanti. L’allarme è severo anche perché il rating di Freedom House combacia perfettamente con quello di altre agenzie indipendenti, come l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance (in acronimo Idea), secondo cui nel 2025 la democrazia ha attraversato una fase di «forte tensione e fragilità» avvertita anche in Europa, continente che registra un numero crescente di paesi in recessione democratica.

Ancora più inquietante il report redatto dall’Economist, il Global Democracy Index che riporta, però, i dati del 2024. L’Economist certifica il declino delle democrazie nel mondo: su 167 Paesi analizzati solo 71 possono essere considerati “democrazie” (tra “piene”, tra cui l’Italia, ahinoi, non trova posto, e “imperfette”). Nell’anno 2024 che vide celebrarsi il più alto numero di elezioni delle assemblee legislative in tutto il mondo, l’indice globale della democrazia raggiunse il minimo storico, con 130 Paesi in calo o in fase di stallo.

L’ibridazione tra democrazia e autoritarismo

Dunque l’erosione continua dei regimi democratici nel mondo, che in un ventennio ha portato le “non democrazie” globali al 60 per cento, evidenzia anche una pericolosa ibridazione tra forme democratiche ed elementi di autoritarismo di diseguale letalità, sospingendo verso derive autoritarie esperienze che fino a ieri vivevano in climi pacificamente ispirati dalla liberaldemocrazia, con la drastica riduzione del pluralismo politico e la penalizzazione delle opposizioni, della magistratura, della libera informazione.

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Non appaia, allora, così strano che le guerre tornino ad infestare aree del mondo che ne sembravano immuni perché propense a risolvere le divergenze attraverso la politica: se al comando di uno Stato è un dittatore o un autocrate, il popolo- che non è di suo mai propenso alle guerre- non può che subire.

L’America di Trump

Un caso da manuale l’America di Trump che, con l’uso compulsivo degli ordini esecutivi (221 a metà dicembre, esondando abbondantemente dalle sue prerogative costituzionali, tant’è che più di un terzo sono stati bloccati dai tribunali), la guerra senza quartiere contro l’ordine magistratuale, l’ostinazione fino al parossismo contro i migranti, che, al suo cospetto, Salvini e Orban sembrerebbero capitani della Open Arms carica di clandestini, l’estenuante minuetto dei dazi branditi come armi di distruzione di massa puntate anche contro gli amici e la sua “privatizzazione” della diplomazia (con l’uso del ”tinello” della sua “casetta delle vacanze” in Florida) per risolvere le catastrofi del mondo, si candida al Nobel per la Pace del nuovo anno, visto che l’ultimo, ahimè, è già andato. Che democrazia sarebbe, dunque, la nuova America?

Ma, se l’avanzata delle “non democrazie” preoccupa, non ci lascia poi così sereni la tenuta delle “nostre” democrazie europee che reggono a fatica la sacra idea di Montesquieu della tripartizione dei poteri, della dialettica democratica tra chi è al governo e chi si oppone, che vedono vacillare la cultura politica condivisa che ha messo qualche zeppa allo strapotere dei padroni del web ma che riceve oggi bacchettate sulle dita dell’alleato americano. Lo sappiamo: con l’Europa capita sempre di aprire e chiudere le nostre riflessioni. Ci possiamo fare poco, l’Europa è il destino che ci tocca. Dobbiamo solo capirlo.

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