16 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Gen, 2026

Famiglia del bosco, per i bimbi feste senza genitori: concesse solo poche ore

I genitori della famiglia del bosco, Nathan e Catherine

Nessuna deroga per le feste: i tre bambini hanno trascorso capodanno e il primo dell’anno senza i genitori, concesse solo poche ore con Nathan e Catherine


Nessuna deroga. Il giorno di Capodanno, così come oggi, la famiglia del bosco ha potuto trascorrere insieme solo qualche ora. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila va avanti con la linea già seguita per Natale: concedere al papà Nathan e alla mamma Catherine, genitori dei tre minori affidati alla casa famiglia festeggiamenti congiunti per il Capodanno, avrebbe creato un precedente. Un caso in base al quale altre famiglie che si trovano nelle stesse condizioni potrebbero avanzare pretese simili.

La legge è legge e, nel caso di Palmoli, sta mostrando il suo volto più spietato perché tocca gli affetti, la famiglia, scelte educative e stili di vita che da intime sono diventate oggetto di dibattito pubblico e di scontro politico.

Poche ore insieme durante le feste

La famiglia del bosco, dunque, trascorrerà unita solo qualche ora in questi giorni di festa. Poi il papà andrà via, come accaduto a Natale, mentre alla mamma e ai figli, tutti ospiti della casa famiglia di Vasto dallo scorso 20 novembre, sarà concesso di pranzare e cenare insieme. Inutile l’istanza, inutili i ricorsi.

I giudici hanno scelto la via della coerenza a tutti i costi e i toni sempre più accesi, insieme alla furia mediatica che ha trasformato il casolare di Palmoli in una casa del Grande fratello, dove tutti credono di avere diritto di esprimersi, non stanno di certo rasserenando il contesto che dovrebbe accompagnare le sorti di tre bambini ormai sovraesposti che, solo dopo mesi di abusi mediatici, sono stati oggetto di un ormai inutile intervento del Garante.

Distorsioni mediatiche e scontro giudiziario

Storture e deviazioni narrative sono il tema più attuale, con la difesa che ha ormai ingaggiato una battaglia aperta che mira a riscrivere le linee generali delle scelte di vita della coppia angloaustraliana che, da qualche giorno, tenta di respingere l’etichetta di naturalisti estremisti che l’opinione pubblica ha ormai acquisito sul loro conto, nel bene e nel male.

Il braccio di ferro tra gli avvocati della famiglia e il tribunale si fa ogni giorno più aspro e, ancora una volta, gli effetti collaterali si ripercuotono sui tre incolpevoli minori.

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Un caso che interroga l’informazione

In un Paese che si interroga sull’ennesima legge a tutela dei bambini e della loro immagine, mentre il mondo virtuale soverchia quello reale e, prima del compimento dell’età della ragione, molti ragazzini hanno già un’identità digitale formata dalle foto che i genitori pubblicano indiscriminatamente sui social, a Palmoli il fascicolo, secretato come il segreto di Pulcinella, finisce una pagina per volta in pasto ai siti, ai giornali, ai social.

L’obiettivo è dimostrare che i bambini non vivevano come all’età della pietra, che mangiavano gelati con cucchiaini di plastica, che usavano la lavatrice in una lavanderia pubblica. Il risultato è un affresco grottesco dove, come i giudici del Tribunale per i minorenni hanno valutato nella misura di sospensione della responsabilità genitoriale, i piccoli vengono usati ora per dimostrare una tesi, ora per dimostrarne un’altra.

Il futuro dei tre minori

Tra i casi mediatici di maggiore interesse del 2025, la storia di Palmoli, 800 anime su una rocca in provincia di Chieti a 700 metri sul livello del mare, dimostra ogni giorno, da mesi, come di fronte alla morbosa richiesta di informazioni di un pubblico abulico e inconsapevole che, assuefatto ai social, crede di avere diritto di accesso a qualsiasi tipo di informazione, anche la linea editoriale più sana e rigorosa possa vacillare per adeguarsi alle leggi di un mercato, quello dei giornali, il cui bilancio è sempre più in picchiata.

Vere o false che siano, le notizie circolano e vengono rilanciate senza verifiche e le carte deontologiche non bastano a frenare una deriva pericolosissima che segnerà, in futuro, i tre minori quanto la vicenda giudiziaria stessa.

Il futuro è tutt’altro che delineato e l’incertezza non è una condizione favorevole ai bambini. In vista della ripresa scolastica di gennaio, la famiglia dovrà fare i conti con le prescrizioni giudiziarie che riguardano socialità, scolarizzazione ed esigenze abitative. In assenza di compromessi, sarà difficile che il tribunale possa tornare sui propri passi.

Nessun progetto presentato

Nessun progetto è stato ancora presentato all’ufficio tecnico del Comune di Palmoli per la ristrutturazione del vecchio casale e la concessione di comodato d’uso scadrà a fine febbraio. Dal 7 gennaio, poi, un’insegnante dell’istituto comprensivo di Palmoli, come prospettato dall’avvocato Maria Luisa Palladino, tutrice dei tre minori, darà lezione ai bambini nella struttura protetta per avviare quel percorso di istruzione che, secondo il Tribunale per i minorenni dell’Aquila e la Corte d’Appello, non si è concretizzato negli anni vissuti nei boschi.

Nella scuola “vera”

Solo nei prossimi mesi si prevede l’ingresso dei bimbi in una scuola vera, sempre che i genitori non vincano i ricorsi che stanno preparando. Gli avvocati della coppia hanno nominato cinque super esperti per un approccio difensivo multidisciplinare. La battaglia legale deve ancora iniziare, mentre si discute anche dell’effettiva possibilità di ritorno in Australia per madre e figli per sottrarsi alla legge italiana.

I minori hanno il doppio passaporto e non è da escludere che in futuro si apra anche una via diplomatica, con un ricorso al diritto internazionale. Le vie del diritto sono infinite, mentre l’infanzia, quella sì, ha un tempo limitato e, nel caso dei piccoli del bosco, rischia di passare tra tribunali, carte bollate e abbracci familiari a orologeria.

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