La sfida tra Sabalenka e Kyrgios, disputata a Dubai, ha mostrato ben poco di epico e simbolico come quella tra King e Riggs. Così, ancora una volta, lo sport è stato trasformato in affare utile solo a gonfiare il portafogli di atleti e sponsor
Citazione più alta: “Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. L’ha scritto (e risulta facile al clic su di una Intelligenza Artificiale, ammesso che sia nel giusto il che non è sempre) Karl Marx in un saggio dal titolo “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte”, confrontando il colpo di Stato del giorno in cui il Napoleone vero si fece primo console (e poi l’impero e tutto il resto) a quello in cui, decenni dopo, suo nipote Carlo Luigi Bonaparte si fece Napoleone III, che Victor Hugo irrise chiamandolo “Le Petit”, Napoleone Il Piccolo.
La scimmiottatura
Poteva venire in mente ieri l’altro guardando le immagini che rimandavano da Dubai, una New Mecca dello sport fra le tante che sprizzano e spruzzano petrolio e dollari da quelle parti, El Dorado per campioni e organizzatori di eventi, il confronto a racchettate tra Nick Kyrgios, oggi numero 671 del tennis maschile, e Aryna Sabalenka, numero uno di quello femminile. Questa scimmiottatura era stata proposta come una rivisitazione dell’assai celebre “battaglia dei sessi” (pure un bel film postumo) come venne chiamato l’incontro che vide opposti la numero due di allora, Billie Jean King, e il 55enne in disarmo Bobby Riggs, in disarmo da 11 (vinse Billie Jean). Quella fra la King e Riggs non fu, per la verità, una tragedia, ma piuttosto una provocazione sociale: Billie Jean era una attivista delle lotte per la parità di genere e per la non discriminazione sessuale. Scrisse il “New York Times”: “Ha fatto più Billie Jean King per la causa delle donne in un solo match di tennis che la maggior parte delle femministe in una vita intera”.
“Famolo strano”
Può, però, nella citazione marxiana, prendere il posto della tragedia. Certamente Kyrgios-Sabalenka ha, a ottimo diritto, quello della farsa. Alla quale si addice di più una citazione decisamente più pop: “Famolo strano”, come fra Ivano-Carlo Verdone e Jessica-Claudia Gerini nel cult “Viaggi di nozze”. Perché del tennis classico aveva poco, giusto racchetta e pallina, zero, 15, 30, 40 punto: il campo ridotto per lei del 9 per cento, che avrebbe facilitato l’out dell’australiano “ammetteva” una fisicità “inferiore” della ragazza (del resto il servizio più violento di un maschio è stato misurato alla velocità di 263,4 kmh di Sam Groth, quello di una femmina a 220 kmh di Georgina Garcia Perez, la media della prima palla è indicata come di 184 kmh per lui e 158-160 per lei) e il freno alla possibile irruenza di Kyrgios era nel concedere ai due contendenti solo la prima di servizio.
Il tennis farlocco
Dunque trattavasi di tennis farlocco: le sole cose che sapevano di verità erano il sudore dell’australiano sgocciolante perché è un po’ che non gioca (troppo impegnato nell’attaccare Sinner via post social? È in buona compagnia il ragazzo…), il siparietto con macarena danzante della bielorussa durante una piccola sosta (il cambio di campo non c’era, perché i due campi erano asimmetrici per via di quella riduzione) e i dollari che i due fantennisti hanno riscosso per l’esibizione. Nulla a che vedere con la simbologia di allora, molto con lo sport-spot di adesso.
Uomini contro donne
Che abbia vinto (in due set) l’uomo era inevitabile perché naturale. È il tema alla base del dibattito, che dovrebbe avere solo interventi scientifici e invece ne ha, purtroppo, di politici e ideologici, che riguarda l’ammissione dei nati biologicamente maschi e poi transitati a femmine, nello sport femminile.
Le discipline intersex
È un tema, il confronto uomo-donna, che nello sport ha pungolato molte curiosità. In genere si è abituati a considerare discipline intersex solo quelle che mettono a confronto i due sessi solo quando c’è di mezzo un “corpo estraneo”, che sia un cavallo (nell’ippica le donne fantino stanno avendo successi crescenti, nell’equitazione le amazzoni sono ad armi pari con i cavalieri, in alcune specialità come i dréssage spesso risultano migliori, ma accade anche nel salto ostacoli e nel completo), una imbarcazione (la prima donna d’oro alle Olimpiadi fu una velista svizzero-americana che faceva equipaggio con marito e nipote a Parigi 1900, Hélène de Pourtalès) o una macchina (restano storiche le vittorie di Danyka Patrick nella Indycar o di Michelle Mouton nel Rally e il mezzo punto conquistato in Formula Uno dall’italiana Lella Lombardi in un lontano gran premio di Barcellona, interrotto per pioggia).
Alfonsina Strada e Kathrine Switzer
C’era di mezzo un “corpo estraneo” anche nel leggendario caso di Alfonsina Strada, l’unica donna capace di correre in mezzo agli uomini un Giro d’Italia ciclistico più di un secolo fa. Non arrivò ultima. Fu iscritta come “Alfonsin” togliendo la “a”, in modo da confondere, lo stesso sotterfugio che utilizzò la prima maratoneta che disputò la maratona di Boston, Kathrine Switzer che era, sul modulo d’iscrizione, solo “K. W.”.
Il business
Quel che andrebbe “evitato”, dopo la farsa di Dubai per la quale la Sabalenka ha già chiesto la rivincita (con annessa ri-riscossione) è la deriva da sport a sport-business, che sta scivolano nello show-business: dove vanno a finire i “valori” se pure lo sport diventa “artificiale”? Pure il campione “fa collezione di attimi” ma non è il clown di Heinrich Boll.


















