2 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

28 Dic, 2025

Cinema in lutto, addio a Brigitte Bardot. Macron: simbolo di libertà

L’attrice francese è morta a 91 anni. Dopo l’esordio come modella a soli 15 anni, a 40 il ritiro dalle scene e l’inizio dell’impegno per la difesa dei diritti degli animali. La Fondazione che porta il suo nome: “Una star di fama internazionale”


È morta Brigitte Bardot. La celebre attrice francese aveva 91 anni. Lo rende noto la Fondazione che porta il suo nome ricordando Bardot come “una star di fama mondiale che scelse di abbandonare la prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e la sua energia alla tutela degli animali e alla sua fondazione”. Negli ultimi mesi era stata ricoverata in ospedale a due riprese a Tolone e in entrambi i casi si erano diffuse a macchia d’olio notizie allarmanti sulla sua salute. A fine novembre, uscita dall’ospedale, Brigitte Bardot aveva diffuso un comunicato per invitare “tutti a darsi una calmata”. 

Il messaggio di Macron

“I suoi film, la sua voce, la sua gloria splendente, le sue iniziali, i suoi dolori, la sua passione generosa per gli animali, il suo volto diventato Marianne, Brigitte Bardot incarnava una vita di libertà. Esistenza francese, splendore universale. Piangiamo una leggenda del secolo“, ha scritto su X il presidente Emmanuel Macron

Modella e attrice

Nata a Parigi il 28 settembre 1934 da una famiglia borghese (il padre era l’industriale Louis ‘Pilou’ Bardot e la madre Anne-Marie Mucel), Brigitte Bardot studiò danza fin da bambina e in giovanissima iniziò a posare come modella. A soli 15 anni Bardot conquistò la copertina della rivista femminile “Elle”, dove il suo nome apparve per la prima volta con le iniziali puntate, nella forma che sarebbe poi diventata il suo soprannome (B.B. o Bébé, secondo la pronuncia francese). Fu subito notata da un collaboratore del regista Marc Allégret, il giovane aiuto regista Roger Vadim, che la introdusse nel mondo del cinema, indirizzandola a René Simon per le lezioni di recitazione.

Il debutto

Era l’inizio di una relazione sentimentale, che si sarebbe presto trasformata in un sodalizio artistico di successo. L’esordio nel cinema avvenne nel 1952, con “Le trou normand” di Jean Boyer, nello stesso anno in cui Bardot, divenuta maggiorenne, poté sposare Vadim. In breve tempo l’attrice conquistò una certa notorietà in Francia ma anche all’estero, partecipando a un nutrito numero di film, dapprima in parti secondarie, poi in ruoli da protagonista: “Manina ragazza senza veli” (1952) di Willy Rozier, “Atto d’amore” (1953) di Anatole Litvak, “Tradita” (1954) Mario Bonnard, “Il figlio di Caroline Cherie” (1955) di Jean-Devaivre, “Ragazze folli” (1955) di Marc Allégret, “Un dottore in altomare” (1955) di Ralph Thomas, “Grandi manovre” (1955) di René Clair.

Lo scandalo

Le prime apparizioni, sovente ritagliate intorno alla sua provocante figura (“I tuoi occhi bruciano”, 1955, di Georges Lacombe, e “Miss spogliarello”, 1956, di Allégret), destarono un certo scandalo, preparando il grande salto di Bardot ai vertici della popolarità internazionale. Questo avvenne nel 1956, con “Et Dieu… créa la femme” (1956; “Piace a troppi” il titolo italiano), proprio sotto la direzione di Vadim al suo esordio da regista: realizzato a colori e in cinemascope, il film riscosse un grande successo, prima negli Stati Uniti, dove il cinema si stava liberando dalla stretta moralistica del codice Hays del 1930, quindi anche in Francia e altrove in Europa, dove la reazione della censura accrebbe la curiosità del pubblico (in Italia il film uscì, pesantemente tagliato, con due anni di ritardo e il divieto ai 16 anni). 

Una diva anticonformista

Fatalmente identificata con questa immagine, anche per lo stile di vita anticonformistico che ostentava fuori del set, nella seconda metà degli anni Cinquanta Brigitte Bardot fu chiamata a replicarla in una serie di commedie e melodrammi: “Una parigina” (1957) di Michel Boisrond, “Gli amanti del chiaro di luna” (1958) di Vadim, “Femmina” (1959; di Julien Duvivier, “Babette va alla guerra” (1959) di Christian-Jaque, “Sexy Girl” (1959) di Michel Boisrond. Gli aspetti più inquietanti del ‘personaggio B.B.’ furono esplorati in due film che svolgono in chiave drammatica il motivo classico della donna predatrice, il cui comportamento è fonte di disordine sociale. In “La ragazza del peccato” (1958) di Claude Autant-Lara, Bardot è la “poco di buono” che sfrutta tutti i mezzi seduttivi a sua disposizione (compreso un famoso spogliarello, poi tagliato dalla censura) per indurre l’avvocato che la difende (Jean Gabin) ad abbandonare la famiglia per seguirla. Due anni dopo, in “La verità” (1960) di Henri-George Clouzot, nel ruolo della “ragazza di liberi costumi”, processata per aver ucciso il fidanzato della sorella dopo averlo sedotto, è sottoposta invece a uno “spogliarello psicologico”, al termine del quale si svela la vera natura di un’eroina romantica, destinata a soccombere di fronte alla condanna senza appello del senso comune.

Un fenomeno mondiale

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta il successo della Bardot raggiunse le dimensioni del grande fenomeno divistico, per il quale in Francia fu coniato il termine “bardolâtrie”. Il suo tipico modo di vestire e di acconciarsi (pantaloni aderenti e magliette attillate), che sanciva l’avvento del prêt-à-porter, veniva imitato dalle ragazze di mezzo mondo. E mentre il valore della sua immagine veniva paragonato a quello che avevano le esportazioni della Renault sulla bilancia commerciale della Francia, i suoi matrimoni e divorzi, le sue crisi depressive e nuove relazioni sentimentali, riempivano le pagine dei giornali. Travalicati i confini del fenomeno cinematografico, il personaggio B.B. attirò anche l’interesse di scrittori e filosofi. Nel 1959 Simone de Beauvoir pubblicò un saggio in cui la figura dell’attrice, interpretata alla luce della “sindrome di Lolita”, con riferimento al personaggio letterario creato qualche anno prima da Vladimir Nabokov, veniva colta nella sua intrinseca ambiguità, in quanto incarnazione moderna dell’eterno femminino. 

Il tramonto

Dalla metà degli anni Sessanta, la carriera cinematografica di Brigitte Bardot andò progressivamente declinando. Dopo “Una adorabile idiota” (1964) di Édouard Molinaro, “Dear Brigitte” (1965; Erasmo il lentigginoso) di Henry Koster, in cui Bardot interpreta ancora una volta sé stessa, e “Viva Maria” (1965), western farsesco di Malle, giocato sul contrasto tra la sensualità fisica di Brigitte e il fascino cerebrale di Jeanne Moreau, seguirono una decina di apparizioni. Ma la sua carriera si chiuse di fatto con “Una donna come me” (1973), seguito ideale di “Et Dieu… créa la femme”, diretto sempre da Vadim. Nel ruolo di un Don Giovanni al femminile, Brigitte Bardot dimostrò di poter ancora catturare l’attenzione del pubblico maschile; ma nonostante le scene di nudo abbastanza spinte, il film non destò scandalo, a dimostrazione che la società e il cosiddetto comune senso del pudore erano ormai cambiati, anche per effetto dei suoi film.

L’impegno animalista

Nel 1974, all’età di quarant’anni, Brigitte annunciò il suo ritiro dalle scene. Da allora si è dedicata alla difesa dei diritti degli animali. Donna più desiderata al mondo per almeno due decenni, Brigitte Bardot ha conosciuto una trasformazione unica nella storia dello spettacolo. Negli ultimi anni sembrava inseguita più dalle denunce dei cacciatori che dai fan, in una sorta di nemesi che racconta bene il suo destino: non passare mai inosservata, né come attrice né come militante animalista. Lei stessa aveva riassunto la propria visione con una frase diventata celebre: “Ho sempre pensato che avrei girato film solo per comprarmi una fattoria dove crescere gli animali”. Un sogno che, in forme diverse, ha finito per realizzarsi.

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