Il Senato approva il testo già passato alla Camera. Il Pd: “Siluro contro la magistratura contabile”. FdI: “Riforma per l’efficienza”
Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla Corte dei Conti, confermando il testo licenziato dalla Camera. Il provvedimento, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sarà legge. I sì a favore del ddl sono stati 93, i no 51, gli astenuti 5. Tra le varie misure, il testo rende strutturale lo scudo erariale introdotto durante nel 2020 e finora prorogato fino a tutto il 2025. In più, introduce limiti ai risarcimenti per danno erariale (massimo il 30% o due stipendi) per gli amministratori pubblici e meccanismi di pareri e silenzio-assenso per i controlli sugli atti pubblici. La riforma, infine, prevede anche modifiche organizzative e dei poteri con l’obiettivo dichiarato di una maggiore efficienza.
Le critiche dell’opposizione
Secondo Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, “questa riforma rende più difficile perseguire gli illeciti erariali. Riduce drasticamente la responsabilità per colpa grave, introduce veri e propri salvacondotti preventivi e limita persino il risarcimento del danno. Il messaggio è chiaro: meno controlli, meno responsabilità”. Di “siluro contro le funzioni e l’efficacia della magistratura contabile” parla invece l’altro esponente dem Dario Parrini.
La pregiudiziale di costituzionalità
Prima che Palazzo Madama approvasse il ddl, le opposizioni avevano tentato di bloccarlo presentando una pregiudiziale. La tesi? Secondo le minoranze, il testo avrebbe l’obiettivo di limitare i controlli sugli sprechi e le scorrettezze degli amministratori pubblici, oltre a essere una sorta di “rivalsa” contro la Corte dei Conti per la recente bocciatura dell’iter seguito dal governo Meloni per realizzare il Ponte sullo Stretto. La pregiudiziale, però, è stata respinta: i sì sono stati 49, i no 99, mentre un solo senatore si è astenuto.
La maggioranza
“Non è una riforma contro qualcuno, ma una riforma che rende più puntuale il ruolo della Corte dei Conti, per rendere più qualificato l’ente che è di controllo ma anche di consultazione, utile a prevenire la mala gestio della cosa pubblica per evitare contenzioni costosi ed elidere quella pratica ormai diffusa della cosiddetta paura della firma che blocca opere pubbliche di uno Stato che invece dovrebbe correre”: così, durante la discussione generale sul ddl, il senatore di Fratelli d’Italia Costanzo Della Porta. Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Salvitti di Noi Moderati: “Sconcertante e poco intelligente schierarsi contro una riforma che ha un solo obiettivo: velocizzare le pratiche, non nel senso classico della sburocratizzazione ma per contrastare quel blocco dei progetti dovuti alla paura della firma, che attanaglia amministratori e dirigenti pubblici”.
I magistrati
L’ok alla riforma della Corte dei Conti apre un fronte di scontro tra i magistrati che compongono quest’ultima e il governo Meloni. “Si scrive una pagina buia per tutti i cittadini – si legge in una nota dell’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti – Il Senato della Repubblica ha approvato la riforma della Corte dei conti, magistratura chiamata dalla Costituzione a garantire che le risorse pubbliche siano destinate ai servizi alla collettività e non siano sprecate, per imperizia o corruzione. Si tratta di una scelta che segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito”.


















