La manovra di bilancio introduce modifiche rilevanti al sistema previdenziale. Cambiano i requisiti di età, viene abolita Opzione donna, si interviene sui lavori usuranti e sulle regole di accesso alla pensione anticipata, con effetti anche per imprese e Tfr
Come cambiano le pensioni nel 2026? La manovra di bilancio introduce una mini stretta intervenendo sull’accesso alla pensione anticipata e cancellando definitivamente Opzione Donna. La misura, che consentiva alle lavoratrici di andare in pensione prima accettando il calcolo contributivo dell’assegno, sarà eliminata dal prossimo anno, salvaguardando solo i diritti già maturati.
Chi poteva accedere a Opzione Donna
Negli ultimi giorni del 2025 resta possibile l’accesso per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 61 anni di età, ridotti in presenza di figli, che si trovino in condizioni di disagio. Rientrano tra queste le donne licenziate, le caregiver o le invalide con una percentuale superiore al 74 per cento. Il passaggio al contributivo, inizialmente molto penalizzante, oggi pesa meno per effetto della progressiva riduzione delle quote calcolate con il sistema retributivo.
Aumento dell’età pensionabile
Sui requisiti legati all’aspettativa di vita il governo introduce un correttivo. L’aumento automatico di tre mesi previsto dal 2027 viene ridimensionato.
Dal 2027 l’incremento sarà di un solo mese, mentre l’aumento complessivo di tre mesi scatterà soltanto dal 2028. Nel 2026 restano quindi confermati i requisiti attuali: pensione di vecchiaia a 67 anni e pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, più la finestra mobile di tre mesi, ridotta di un anno per le donne.
Previdenza integrativa e pensione anticipata
La legge di Bilancio modifica anche l’utilizzo della previdenza complementare. Non sarà più possibile sommare la rendita della previdenza integrativa alla pensione principale per raggiungere l’importo minimo necessario all’accesso anticipato. Dal 2026, per chi è interamente nel sistema contributivo, servirà un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, senza possibilità di integrazione con il fondo pensione.
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Tfr e nuove regole per le imprese
Cambia anche la disciplina sul Tfr. Aumenta la platea delle aziende obbligate a versarlo al fondo Inps per i lavoratori che non scelgono la previdenza integrativa. L’obbligo scatta per le imprese con più di 40 dipendenti, non più solo per quelle sopra i 50, riducendo così la possibilità di trattenere il Tfr come forma di autofinanziamento aziendale.
Stretta sui lavori usuranti
Dal 2033 viene ridotto il fondo destinato all’anticipo pensionistico per i lavoratori impegnati in attività particolarmente gravose. La stretta riguarda chi opera alla catena di montaggio e chi svolge lavoro notturno per almeno sette anni negli ultimi dieci o per metà della vita lavorativa. Una misura che rischia di incidere soprattutto sulle categorie più esposte alla fatica fisica.




















