Il musicista Chuck Redd, che da quasi vent’anni cura la rassegna natalizia, ha annullato l’evento jazz contro la decisione del board nominato dal presidente, spiegando che il cambio di nome è “incompatibile con il significato storico e simbolico del luogo”
La scelta del presidente Donald Trump di legare il proprio nome al Kennedy Center ha già prodotto i primi effetti politici e culturali. Tra questi l’annullamento del tradizionale concerto jazz della vigilia di Natale, appuntamento storico della scena musicale di Washington.
La decisione arriva dopo il rinnovo del consiglio di amministrazione, ora composto da membri nominati dall’amministrazione Trump. Il board ha ufficializzato la nuova denominazione Trump Kennedy Center e l’aggiunta del nome del presidente sulla facciata dell’edificio.
La protesta del musicista Chuck Redd
A cancellare l’evento di Natale è stato Chuck Redd, che da quasi vent’anni cura la rassegna natalizia. Il musicista ha spiegato di aver preso la decisione dopo aver appreso del cambio di nome, ritenuto “incompatibile con il significato storico e simbolico del luogo”.
Il concerto, che avrebbe visto la partecipazione di sette musicisti, rappresentava un appuntamento consolidato della programmazione natalizia del centro.
La decisione del board
Qualche giorno fa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato che il cambio di nome è stato approvato “all’unanimità”. Secondo la Casa Bianca, la scelta riflette “l’incredibile lavoro svolto dal presidente nell’ultimo anno per salvare il Kennedy Center”.
“Congratulazioni a Trump e a Kennedy, una grande squadra per il futuro”.
Calo di biglietti venduti
Da quando il presidente ha avviato una profonda ristrutturazione dell’istituto, presentata come una rottura con quella che definisce la deriva “woke”, le vendite dei biglietti sono calate e numerosi artisti hanno scelto di boicottare il centro.
Tra le novità introdotte anche l’obbligo dell’esecuzione dell’inno nazionale prima di ogni spettacolo.
Le reazioni politiche
Il cambio di nome ha suscitato reazioni anche sul piano istituzionale. La deputata democratica Joyce Beatty ha annunciato un’azione legale, sostenendo che la rinomina del centro richieda un atto del Congresso.
Il Kennedy Center è stato infatti designato nel 1964 come “memoriale vivente” in onore del presidente John F. Kennedy, e diversi familiari di JFK hanno espresso pubblicamente la loro contrarietà alla decisione.
Il sogno nel cassetto di Trump
Già durante il suo primo mandato Trump aveva tentato di esercitare un controllo sul Kennedy Center, senza successo, arrivando allora a boicottarne gli eventi. Nel secondo mandato, invece, l’operazione è riuscita e si inserisce in una più ampia strategia di controllo di edifici e istituzioni federali a Washington.
Tra queste figura anche l’ex Institute of Peace, recentemente ribattezzato dal Dipartimento di Stato “Donald J. Trump Institute of Peace”.


















