L’amministratore delegato di Filiera Italia attacca la linea di von der Leyen sull’accordo commerciale e sui tagli alla Pac
Sull’accordo Ue-Mercosur la guardia non si abbassa. Nel day after la manifestazione a Bruxelles degli agricoltori europei che hanno incassato un risultato importante con il rinvio della firma dell’intesa commerciale, si tracciano i bilanci, ma soprattutto si preparano le prossime mosse.
Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, che rappresenta le principali imprese agroalimentari italiane, e che ha sfilato giovedì scorso a Bruxelles con gli agricoltori di Coldiretti, nell’intervista a L’Altravoce, è durissimo nei confronti della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che tra Mercosur e riduzione del bilancio della Politica agricola comune (Pac) e con una politica green giudicata folle sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote al sistema agroalimentare europeo. L’accordo è stato rinviato nonostante il presidente del Brasile, Lula, si sia agitato parecchio arrivando anche a strumentalizzare le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Alla fine comunque lo slittamento della firma è arrivato.
«Il risultato è stato raggiunto grazie all’Italia che è stata il vero ago della bilancia ottenendo lo slittamento della decisione. Ha vinto il buonsenso italiano, vorrei dire che l’Italia ha insegnato cosa vuol dire buonsenso. Lo stesso dimostrato anche sulla decisione relativa agli asset russi. In Russia operano 350 grandi aziende del nostro Paese che avrebbero avuto gravi ripercussioni».
Torniamo al Mercosur, ma perché una opposizione così ferma?
«Come Filiera Italia l’abbiamo sempre detto con chiarezza. Siamo favorevoli a sottoscrivere l’accordo che mette in comune un mercato da 270 milioni di persone e quello europeo che è doppio. Ma a pagare non devono essere gli agricoltori europei».
E allora quale può essere la ricetta?
«Sono imprescindibili due aggiustamenti: reciprocità e clausola salvaguardia. Oggi la reciprocità non c’è perché gli impegni assunti da Lula sono privi di qualsiasi automatismo e di sanzioni. C’è un impegno generico a rispettare le normative dell’accordo di Parigi sull’ambiente e quelle sul lavoro minorile. Parole. Negli ultimi 5 anni sono stati disboscati 8,5 milioni di ettari in Amazzonia e Cerrado, mentre secondo i dati Unicef sono 8,2 milioni i bambini illegalmente impiegati. E poi c’è il largo impiego in Brasile di antibiotici e pesticidi vietati in Europa. Non bastano le certificazioni di accompagnamento dei prodotti se poi, come accade ora, non vengono controllati».
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Il commissario al Commercio Ue, Sefcovic, aveva garantito in un incontro a Roma con il mondo agroalimentare che la reciprocità era stata introdotta, ma andava meglio definita.
«Sulla reciprocità è una menzogna. Quanto alla clausola di salvaguardia un aggiustamento c’è stato, ma senza cambiare la sostanza. Non è automatica. Se si superano certi parametri la Commissione avvia un’indagine. Noi vogliamo l’automatismo che deve scattare con l’abbassamento dei prezzi».
E non funzionano neppure le modifiche apportate dal Parlamento europeo il giorno prima della manifestazione?
«Sono inadeguate. Gran parte degli europarlamentari non ha supportato gli emendamenti che noi chiedevamo».
E ora cosa prevede la tabella di marcia?
«Abbiamo un altro mese per negoziare e valutare complessivamente come evitare di indebolire e addirittura smantellare la filiera agroalimentare europea. Un mese decisivo non solo per il Mercosur, ma anche per rivedere l’assurdo taglio della Pac. Gli altri Paesi dagli Stati Uniti alla Cina allo stesso Brasile supportano i loro agricoltori. La Ue deve fare come gli altri. Se c’è volontà di cambiare rivedremo il nostro no».
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Ci sono però settori della filiera che vorrebbero firmare subito.
«Ritengo che non ci sia una adeguata conoscenza della situazione. Per molti settori, come i formaggi e i salumi, gli ostacoli sono costituiti da barriere non tariffarie. E per quanto riguarda le barriere fitosanitarie non c’è alcun superamento».
E in questo mese cosa farete?
«Vigileremo. Il nostro Governo ha assunto un impegno importante. Ora vediamo cosa succederà il 19 gennaio».
La von der Leyen comunque è stata sconfitta.
«E spero che sia la prima di una lunga serie. Era convinta che l’accordo sarebbe stato ratificato, dovrebbe ora cominciare a capire che l’autocrazia che ha in testa non funziona come pensa».
Anche sulla Pac è battaglia.
«La presidente della Commissione ha rapinato alla Pac 90 miliardi con cui pensa di convertire la filiera automotive tedesca in azienda bellica. Non si tratta della difesa europea, ma della riconversione dell’industria tedesca, ma se pensa di farlo facendo pagare gli agricoltori ha davvero sbagliato i calcoli».
Ma sulla Pac non è una partita chiusa tenendo conto che il bilancio europeo è stato definito?
«Niente può essere considerato chiuso e l’accordo Mercosur lo ha confermato».


















