Una indicazione netta potrebbe rappresentare una svolta nel dossier nucleare di Teheran. La reazione è stata misurata ma non chiusa
Secondo quanto riportato dalla testata americana Axios, che cita fonti vicine ai negoziati, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe chiesto all’Iran di accettare un accordo con gli Stati Uniti che prevede lo stop totale all’arricchimento dell’uranio, elemento chiave e controverso del programma nucleare di Teheran. Un’indicazione netta, che si discosta sensibilmente dalla tradizionale linea russa e che potrebbe rappresentare una svolta significativa nel dossier nucleare iraniano, da anni al centro delle tensioni tra Occidente e Repubblica Islamica.
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Per comprendere la portata del gesto di Putin, è necessario inquadrarlo nel più ampio contesto geopolitico. Da oltre due decenni, l’Iran rivendica con forza il diritto ad arricchire uranio sul proprio territorio, sostenendo di farlo a scopi civili e scientifici. Tuttavia, per Washington – e soprattutto per Israele – questa attività rappresenta una minaccia potenziale per la sicurezza internazionale, in quanto l’arricchimento può essere utilizzato anche per fini militari, cioè per la costruzione di un’arma atomica.
La Russia, storicamente alleata dell’Iran nel contrastare l’egemonia occidentale, ha sempre difeso – almeno ufficialmente – il diritto di Teheran a proseguire il suo programma nucleare civile. Tuttavia, le cose sembrano essere cambiate dopo la recente “Guerra dei 12 giorni” tra Israele e Iran. Da un lato, la Russia potrebbe voler accreditarsi come interlocutore imprescindibile nei negoziati internazionali, soprattutto ora che il suo isolamento diplomatico è aumentato a causa delle tensioni con l’Occidente. Dall’altro, potrebbe voler impedire che un eventuale scontro diretto tra Iran e Israele destabilizzi ulteriormente il Medio Oriente, dove Mosca ha forti interessi, soprattutto in Siria.
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Secondo quanto riportato da Axios, Putin avrebbe espresso il suo sostegno a un accordo di “arricchimento zero” non solo agli iraniani, ma anche in contatti separati con il presidente americano Donald Trump e con il suo omologo francese Emmanuel Macron, oltre che con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
La reazione ufficiale dell’Iran è stata misurata ma non chiusa. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito l’impegno del suo Paese a cercare una soluzione diplomatica, ma ha anche lanciato un avvertimento implicito, sottolineando che «la diplomazia non deve servire da copertura per altri obiettivi». Una frase che riflette la diffidenza cronica di Teheran nei confronti delle potenze occidentali, maturata in anni di sanzioni, sabotaggi e pressioni internazionali.
In particolare, l’Iran continua a chiedere garanzie concrete: la revoca delle sanzioni, la fine delle interferenze nei propri affari interni e il riconoscimento del diritto allo sviluppo tecnologico pacifico. Qualsiasi accordo, insomma, dovrà tener conto della dignità nazionale e della sovranità, temi particolarmente sensibili nel discorso politico iraniano.
Da parte americana, il nodo rimane sempre lo stesso: impedire che l’Iran acquisisca capacità nucleari militari. Dopo il fallimento dell’accordo del 2015 (JCPOA), abbandonato da Trump nel 2018 e mai del tutto rilanciato, gli Stati Uniti cercano ora una strada per contenere Teheran senza scatenare un nuovo conflitto.
L’apertura russa, se confermata, potrebbe fornire a Washington un prezioso assist diplomatico, soprattutto se dovesse convincere l’Iran a tornare al tavolo delle trattative con spirito costruttivo. Un favore che gli Stati Uniti potrebbero ripagare aprendo a maggiori concessioni nei confronti delle richieste russe su un altro teatro conteso, quello ucraino.
In questo contesto fluido, l’intervento di Putin potrebbe rappresentare più di una semplice dichiarazione tattica. Potrebbe essere l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Russia, Iran e Occidente, con Mosca che si propone non solo come alleato strategico ma anche come attore capace di influenzare le scelte regionali in modo costruttivo.
Sarà però fondamentale capire quanto l’Iran sia disposto a considerare l’invito russo. Finora, le fonti europee citate da Axios affermano che Teheran non ha ancora mostrato apertura reale verso l’idea di un compromesso sull’arricchimento. Ma la pressione diplomatica, unita alla minaccia crescente di un conflitto militare più ampio, potrebbe portare a un cambio di rotta.
In definitiva, la questione nucleare iraniana rimane uno dei nodi più delicati del panorama internazionale. Se le parole di Putin troveranno riscontro nei fatti, potremmo assistere a un riequilibrio importante nei rapporti di forza. Ma per ora, tutto resta nelle mani della diplomazia – e nella volontà politica dei protagonisti.