Home / Mondo / La pace dei Volenterosi che fa arrabbiare lo zar e i suoi fan della Lega

La pace dei Volenterosi che fa arrabbiare lo zar e i suoi fan della Lega

L’altolà al presidente Usa, il Vecchio Continente riprende l’iniziativa. Von der Leyen: «Senza pace giusta legittimiamo nuove guerre»

di

Per la seconda volta in un anno, per alcuni analisti sarebbe addirittura la quarta, i leader europei stoppano i piani di Usa e Russia e riportano in equilibrio le trattative per un accordo di pace che non sia una capitolazione di Zelensky e del popolo ucraino davanti alla Russia di Putin.

È successo sicuramente in quel Ferragosto surreale alla Casa Bianca. Stava per succedere di nuovo per la festa del Ringraziamento (l’ultimatum di Trump scadeva oggi) con il presidente ucraino nello scomodo ruolo del tacchino servito alla tavola imbandita di The Donald e dello Zar.

Nel Thanksgiving day invece, dopo una settimana sulle montagne russe, i Volenterosi prima e l’Unione europea riescono a salvare la faccia, l’onore e i principi delle democrazie liberali. Uno su tutti: non ci può essere una modifica dei confini nazionali con l’uso della forza.

Ieri Ursula von der Leyen è intervenuta davanti al Parlamento europeo per spiegare a che punto siamo con l’accordo di pace in Ucraina. Una posizione che sarà messa ai voti stamani e che avrà una larga maggioranza che comprende i partiti della coalizione Ursula allargata per l’occasione ai Conservatori di cui Giorgia Meloni è ancora presidente. Contrari certamente i Patrioti di Salvini, Le Pen e Orban. Vedremo cosa succede con 5 Stelle e Sinistre.

E questo spiega anche molte tensioni dentro la maggioranza esplose lunedì nella riunione a porte chiuse del Copasir e alcune difficoltà che la premier sta incontrando nel consesso europeo per come sono emerse negli ultimi sei giorni tra G20 a Johannesburg, vertice Ue-Ua, riunioni a Ginevra e varie videoconferenze.

La ricerca di pace

Von der Leyen ha ribadito che «l’Europa deve continuare a fare pressione sulla Russia e finché non ci sarà una pace giusta e duratura, staremo al fianco dell’Ucraina». È necessario pensare, infatti, che l’Ucraina è «il primo passo di un gioco molto più grande»: non può esserci una spartizione unilaterale di una nazione europea sovrana e «se oggi legittimiamo e formalizziamo l’indebolimento dei confini, apriamo le porte a ulteriori guerre domani».

Dunque, la pace «giusta e duratura» serve non solo a mettere fine al conflitto ma anche «ad evitare i semi per nuovi conflitti futuri». Per evitarlo, ed è cosa nell’interesse di tutti i paesi Ue e dell’area Ue, «è necessaria un’architettura di sicurezza forte sostenuta da un’Europa forte, una Nato forte e un solido partenariato transatlantico».

Ancora una volta, la strategia è la “daddy diplomacy” (copyright Rutte), ovvero lisciare il pelo a Trump perché non possiamo farne a meno. Quindi, ribadendo la sostanza delle posizioni dei Volenterosi, von der Leyen ha spiegato che vengono «accolti con favore gli sforzi guidati da Trump, dopo mesi di discussioni, e che è importante che sia iniziato il lavoro su un testo vero e proprio. Sono necessari ulteriori sforzi. Ma grazie al lavoro di Ucraina, Usa e noi europei è stato formalizzato un documento in 19 punti che è un buon punto di partenza».

Tutto “bene”, dunque, quanto è successo negli ultimi sei giorni al netto di minacce e ultimatum ma è altrettanto chiaro che “ancora non ci siamo”. È importante qui dire che l’Unione Europea – che Trump e Putin ignorano ogni volta e non a caso – ha un ruolo molto meno marginale rispetto a quello che vorrebbero Usa e Russia perché è decisiva nel dossier “sanzioni” comprese quelle sugli asset russi immobilizzati in Europa e da utilizzare (sui cui viole mettere le mani Washington).

Il ruolo dell’Europa

L’Europa ha anche un ruolo determinante nella costruzione di un sistema di sicurezza continentale che non può prescindere dai paesi Ue visto che gli Usa vanno verso il disimpegno cercando però di far pagare a noi le armi. Tutti “dettagli” ignorati nel piano in 28 punti oggi trasformato – integrato? riscritto? ciascuno dica ciò che vuole – in quello di 19 che von der Leyen giudica un «buon punto di partenza».

Su cui, però, Putin tace. Restano alcune priorità da soddisfare. La prima: nessuna limitazione alle forze armate perché «in quanto nazione sovrana non deve essere vulnerabile. E questo riguarda anche la sicurezza dell’Europa». La seconda: va sostenuta la sovranità dell’Ucraina, «non può esserci una spartizione unilaterale di una nazione europea sovrana», precedente gravissimo.

Terza priorità: «Il futuro dell’Ucraina è nella Ue e questo è essenziale in qualsiasi quadro di garanzia della sicurezza». La quarta: garantire il fabbisogno finanziario dell’Ucraina, il che rimanda all’uso egli asset russi immobilizzati dalle sanzioni e detenuti per lo più nella Ue (250 mld in Belgio presso Euroclear). Ora la Commissione presenterà «una proposta giuridica» e il Consiglio europeo deciderà a dicembre. «I contribuenti europei non pagheranno da soli il conto» ha assicurato von der Leyen. Ogni riferimento alla comunità del G7 è intenzionalmente voluto. Il messaggio è chiaro: «Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina, niente sull’Europa senza l’Europa, niente sulla Nato senza la Nato». Tutto chiaro President Trump?

Giorgia Meloni ha ballato sulle montagne russe nell’ultima settimana, una continua rincorsa per contare. Smarcarsi. Comunque esserci. L’Italia è rientrata dalla finestra – è intervenuta von der Leyen – nella riunione di Ginevra. Meloni ha messo sul tavolo la telefonata con Trump, insieme al premier finlandese, golfista, quindi amico di Trump, Alexander Stubb. Alla fine anche l’Italia è rientrata nei ranghi dei Volenterosi. Il punto è che il resto d’Europa si fida poco, non tanto di Meloni ma del suo governo.

Se ieri il vicepremier Tajani ha ribadito la linea von der Leyen, la Lega ha ufficialmente tolto il suo appoggio al governo sul dossier Ucraina. Lunedì Crosetto ha presentato il 12° pacchetto di aiuti militari davanti al Copasir. Hanno litigato in presenza a tutti, non solo via social come successo nei giorni scorsi. La Lega sembra decisa a non votare il 12° pacchetto di aiuti militari a Kiev. Questo ha fatto intendere Borghi. Putin ringrazia. Meloni è preoccupata. I leader Ue ci osservano.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EDICOLA