La nuova norma: dovrà essere l’uomo a dimostrare che il consenso c’è stato, non la presunta vittima. Salvini: “Troppo interpretabile”. Il Pd: “Il governo si chiarisca con la Lega”. Roccella: “Nessuna retromarcia, la legge si farà”
Diventa scontro politico la mancata approvazione della norma sul mancato consenso nei reati di stupro, il giorno dopo la giornata mondiale sulle donne e l’approvazione del Ddl sul femminicidio.
Per il ministro Nordio è una pura questione tecnica. Il ministro ha definito il nodo emerso sul cosiddetto consenso “esplicito e informato” in caso di rapporto come “un dettaglio tecnico”. Invece il ministro dei Trasporti Salvini dice che la norma è “troppo interpretabile”, anche se la Lega l’ha votata alla Camera.
La legge, ora in discussione al Senato, stabilisce che il reato di stupro si configura ogni volta che non ci sia un consenso pieno, consapevole e attuale, sia prima che durante il rapporto sessuale. La modifica è questa: dovrà essere l’uomo a dimostrare che il consenso c’è stato, non la presunta vittima.
Il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere, si schiera in una dichiarazione all’Ansa.
“Non è assolutamente vero che introdurre il concetto di consenso libero ed attuale” nel reato di violenza sessuale “costituisca un’inversione dell’onere della prova”, anche “perché dovrà essere il pubblico ministero, non la donna, che si limiterà a fare una denuncia, che viene fatta sempre sotto assunzione di responsabilità, a dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso”.
Il tema dell’inversione dell’onere della prova, del cui “rischio” ha parlato la ministra Eugenia Roccella, secondo Roia, “è una suggestione, un profondo sbaglio giuridico-processuale e probabilmente, ma questo non sta a me dirlo, può essere una scusa per non approvare una legge di civiltà”.
La ministra per la famiglia smentisce: “Nessuna retromarcia. Il Parlamento ha le sue prerogative: se il Senato vuole approfondire, è giusto che lo faccia. La legge sul femminicidio è stata approvata ieri dopo un lungo lavoro, e non può essere oscurata da piccole polemiche. La legge sul consenso si farà: meglio una legge fatta bene che una fatta in fretta”, ha aggiunto: “Ci sono perplessità sollevate da avvocati e penalisti, anche sull’onere della prova. È giusto correggere, se serve. Ma il principio del consenso è già nella nostra giurisprudenza da anni”.

La norma è stata sposata in pieno dalla premier Meloni. Il Pd, attraverso il presidente dei senatori Francesco Boccia, chiede chiarezza al governo. La capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi attacca: “Ci sentiamo presi in giro”











