Processo Ferragni: i pm chiedono 1 anno e 8 mesi. L’imprenditrice: «Tutto in buona fede, nessuno ha lucrato». Sentenza attesa a gennaio
Chiara Ferragni è tornata oggi al Palazzo di Giustizia di Milano, per la seconda volta nel giro di poche settimane. È entrata in tribunale di primo mattino evitando telecamere e fotografi, per assistere all’udienza del processo in cui è imputata per truffa aggravata insieme all’ex collaboratore Fabio Damato e a Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID. Il rito è abbreviato e l’udienza si è svolta a porte chiuse.
Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno chiesto per Ferragni una condanna a un anno e otto mesi, per “presunte condotte ingannevoli” legate alla vendita del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua tra il 2021 e il 2022.
Secondo l’accusa, Ferragni e la sua struttura avrebbero ottenuto ingiusti profitti per circa 2,2 milioni di euro, mentre la beneficenza promossa nelle campagne non sarebbe stata inclusa nel prezzo dei prodotti.
Per gli altri imputati, la Procura ha chiesto: 1 anno per Francesco Cannillo; 1 anno e 8 mesi per Fabio Damato.
L’imprenditrice: “Tutto in buona fede”
Ferragni ha scelto di rendere brevi dichiarazioni spontanee al giudice: «Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede. Nessuno di noi ha lucrato». Un intervento teso a ribadire l’assenza di dolo e la trasparenza, già più volte rivendicate dai suoi legali.

La difesa
Gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana interverranno nella prossima udienza. La linea difensiva resta ferma: Ferragni non ha commesso reati. Ha già definito la parte amministrativa della vicenda e ha effettuato donazioni per 3,4 milioni di euro. Il Codacons, dopo un accordo, ha ritirato la denuncia. Il giudice ha esaminato l’ultima richiesta pendente di costituzione di parte civile, presentata dall’associazione “La Casa del Consumatore”, dopo che le altre associazioni avevano già trovato accordi transattivi.
La prossima udienza è fissata per il 19 dicembre, quando parlerà la difesa. La sentenza è attesa a gennaio.

L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, sostiene che tra 2021 e 2022 vi sia stata una comunicazione promozionale fuorviante, tale da generare un legittimo affidamento sulla beneficenza collegata ai prodotti, senza che ciò fosse riflesso nel loro prezzo.









