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Schlein esulta: «L’aria s’adda cagna’». Ma sul collo ha il fiato di Conte

Tra la segretaria dem e il leader del M5S via alla sfida per guidare il campo largo

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Al primo exit poll che confermava quello che sperava, un distacco di Roberto Fico su Edmondo Cirielli del 20%, Elly Schlein è partita per Napoli. Obiettivo: evitare che la Regione Campania, che la segretaria del Pd ha fortissimamente voluto sottrarre al feudo De Luca, diventi il primo vero successo elettorale di Giuseppe Conte e del suo nuovo partito. Che sta guardando molto al centro e sempre meno alla sinistra radicale, parla di «sicurezza e crescita» e meno di bonus e reddito di cittadinanza.

.Finisce in parità la lunga sfida delle regionali iniziata con il caldo umido di settembre e conclusa mentre le città s’illuminano di Natale. Schlein ha scelto la Campania e non la Puglia, dove Decaro ha confermato le attese di una vittoria schiacciante, per due motivi.

Il primo è che Antonio Decaro viva di luce propria, è un campione di preferenze (non solo in Puglia) e vedi un po’ che un domani spunta fuori come una risorsa nazionale. Il secondo motivo è quello, probabilmente, più vero: le elezioni in Campania non sono tanto una prova generale per la salute politica del campo largo a guida Schlein ma per la leadership di Giuseppe Conte.

Che può alludere: «Quando il candidato è nostro e abbiamo il tempo di costruire, si vince facile». E in questo modo avviare le manovre per strappare la guida del campo largo a Elly Schlein. Perché mai, ragionano da giorni nel centrosinistra, proprio alla vigilia dell’ultimo appuntamento elettorale ambienti vicini ai 5 Stelle hanno fatto uscire sondaggi che vedono Conte vittorioso alle eventuali primarie che decideranno il candidato premier?

La questione delle affluenze

La conclusione degli appuntamenti elettorali non è l’inizio di un periodo di riposo per la segretaria del Pd. Certo, ieri tutti i fedelissimi da Francesco Boccia a Marina Sereni, da Zingaretti a Misiani, Braga, Bonafoni, Stumpo, hanno dichiarato: «Evviva, premiata la linea Schlein, il centrosinistra unito può battere questa destra».
Il problema, però, è il crollo delle affluenze. Vedremo già oggi nel dettaglio se l’astensionismo ha colpito più a destra o a sinistra. La sensazione è di una sfiducia generalizzata.

Federico Fornaro, deputato Pd ed esperto di flussi e leggi elettorali, ieri ha elaborato, con preoccupazione, la seguente tabella: confrontando i dati delle regionali 2020 con quelli di questi mesi «nelle sei regioni al voto sono stati persi due milioni e 291mila elettori». Nello specifico: 607mila in Veneto, 572mila in Campania, 533mila in Puglia, 435mila in Toscana, 120mila nelle Marche e 24mila in Calabria. Dalle prime rilevazioni, sempre Fornaro, nota che «il Pd migliora in tutte e tre le regioni».

È chiaro, quindi, che la chiave di volta per il centrosinistra per puntare alla vittoria alla politiche del 2027 (o prima?) è non solo stare unito ma attirare nuovi elettori, avere una maggiore offerta politica e soddisfare quell’elettorato di centro che guarda a sinistra, non vuole radicalizzarsi troppo ed è assai corteggiato da Forza Italia.

Iniziano le manovre nel campo largo

Da oggi quindi iniziano la grandi manovre, finora congelate, per chiarire programma e leadership del campo largo. La segreteria ha in animo di convocare l’assemblea nazionale per ribadire e blindare la sua linea. Già, ma qual è la linea? E quale il programma? Il risiko è pronto. Le truppe si muovono. Matteo Renzi mette a disposizione la Casa Riformista, il luogo dove riunire i centristi di sinistra che Meloni farà di tutto per ammazzare in culla azionando le leve della legge elettorale.

È una «offerta politica nuova», va fatta conoscere per riuscire ad attirare elettori. Renzi vuole intanto fissare il punto: «I risultati di Campania e Puglia, dopo la Toscana, dicono che l’alternativa politica esiste, da Casa Riformista fino alla sinistra. E questa alternativa, quando è unita, vince. Giorgia Meloni proverà a cambiare la legge elettorale. Perché con questa legge elettorale lei a Palazzo Chigi non ci rimette più piede».

Programma e leadership

Il problema sono linea, programma e leadership. Già da oltre un mese Enrico Franceschini ha convocato il meeting di Montepulciano (28-30 novembre) dove riunirà i suoi di Area dem, quelli di Andrea Orlando (Dems) e di Roberto Speranza (Compagno è il mondo). La segretaria quando ha saputo, non ha gradito. Poi le è stato spiegato che la convention è stata convocata per organizzare un correntone allargato per blindare la sua segreteria. A Schlein infatti è riservata la chiusura.

Sarà: gli analisti più smaliziati notano che ogni volta che si muove Franceschini, si apre nei fatti il congresso del Pd. Nello stesso fine settimane a Prato si riunisce la corrente riformista di Guerini che ora, dopo il divorzio silenzioso da Energie di Bonaccini, si chiama “Crescere”. Il tema dell’incontro sarà “Innovare per competere, nuove sfide della manifattura”, pensato per discutere di distretti industriali e piccola e media impresa. Ospiti illustri in programma ma non sfugge che Prato è la casa di uno dei più politici popolari di “Crescere”, quel Matteo Biffoni, a lungo sindaco della città e il più votato alla regionali, che però è stato escluso dalla giunta Giani con qualche sospetto sui rappresentanti di Schlein sul territorio.

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