Home / Italia / Astenuti, maggioranza assoluta: tre soluzioni contro la fuga dalle urne

Astenuti, maggioranza assoluta: tre soluzioni contro la fuga dalle urne

Rivitalizzare i partiti, rendere omogenee le leggi elettorali e incentivare le fondazioni politiche: tre soluzioni all’emorragia di votanti

di

Forse non ci voleva la zingara per divinare l’esito del giro elettorale regionale del 2025, che ha promosso i nuovi governi di sei regioni, rappresentative del 34% della popolazione italiana. Alla fine un tre a tre senza sorprese, sostanzialmente di conferma dei governi uscenti, tra destra e sinistra anche col voto di Puglia, Campania e Veneto. Il che farebbe immaginare che la tenuta delle organizzazioni politiche possa essere più forte di quanto non si racconti dopo la morte dei partiti. Ma si tratterebbe di una percezione fallace per più di un motivo.

Forse non ci voleva la zingara per divinare l’esito del giro elettorale regionale del 2025, che ha promosso i nuovi governi di sei regioni, rappresentative del 34% della popolazione italiana. Alla fine un tre a tre senza sorprese, sostanzialmente di conferma dei governi uscenti, tra destra e sinistra anche col voto di Puglia, Campania e Veneto. Il che farebbe immaginare che la tenuta delle organizzazioni politiche possa essere più forte di quanto non si racconti dopo la morte dei partiti. Ma si tratterebbe di una percezione fallace per più di un motivo.

La fuga dalle urne

Il primo, da cui discendono tutti gli altri, è l’abbandono delle urne da parte del corpo elettorale: questa volta siamo intorno al 43%, limite che avevamo superato di slancio nell’ultimo giro regionale quando ci collocavamo nelle tre regioni ben oltre il 50%. Registriamo la perdita ad ogni turno di un pezzo della cittadinanza attiva, in un décalage incontrollabile che fa per ogni votante perso più povera la democrazia.

La preferenza

C’è una riflessione di merito che andrebbe fatta quando saranno completi i risultati delle preferenze attribuite ai singoli candidati nelle ultime regioni andate al voto: la sommatoria di tutte le preferenze potrebbe metterci di fronte a numeri in massima parte sovrapponibili a quelli dei votanti.

Il che potrebbe significare che solo il voto di preferenza sarebbe riuscito ad evitare il naufragio di una diserzione più preoccupante delle urne. Sappiamo bene che gli ordinamenti elettorali non contemplano una soglia di partecipazione per validare il voto, ma se questa è la tendenza, nei prossimi turni vincerà solo chi ha una famiglia numerosa che lo accompagna alle urne. Tutto ad andare bene, ovviamente, perché se l’elettore diventa una cosa preziosa, può avere anche un valore di scambio, in alcuni ambiti del territorio acquistabile con moneta sonante o altra golosa profferta.

I simboli dei partiti

Un’altra riflessione discende direttamente dai sistemi elettorali: ormai, salvo un’afferenza di massima ai riferimenti nazionali delle due grandi coalizioni, i simboli dei partiti di Roma trovano solo blandi riferimenti sul territorio, peraltro spesso minoritari. I comuni e le regioni pullulano di liste civiche e inoltre l’elezione diretta dei capi delle giunte regionali ne ha fatto una specie di piccoli Trump del territorio, seguendo l’orma di un presidenzialismo improprio che forza perfino i limiti, già generosissimi, del titolo V della Costituzione.

Due comunità a confronto

Ne deriva un quadro complessivo alquanto sbilanciato in cui, a parte i conflitti tra Stato e Regioni, si fronteggiano due comunità politiche lontanissime fra loro: a livello nazionale quella di seicento parlamentari cooptati dal capo compilatore delle liste, e dunque privi di una legittimazione politica diretta da parte del popolo; a livello locale un modello opposto, con consiglieri eletti pienamente legittimati dal voto di preferenza e presidenti (impropriamente “governatori”) destinatari di plebisciti popolari. Il trumpismo locale punteggia la mappa nazionale di “signorie” autoreferenti che, più si riduce la partecipazione al voto, più agevolmente riescono a governare il consenso elettorale della minoranza dei votanti.

I possibili rimedi

C’è rimedio a tutto questo? Sicuramente esistono ricette, che vanno dalla rivitalizzazione della forma-partito ( ci riferiamo a quella comunità di cittadini che usava un tempo, con gente che si iscriveva aderendo ad un programma e ad una cultura, con congressi per eleggere la dirigenza e formazione politica delle giovani leve), cancellando il partito personale o cesaristico che è in voga oggi ed attuando l’articolo 49 della Costituzione; fondamentale sarebbe rendere omogenee le leggi elettorali al centro e in periferia, riportando la scelta dei parlamentari nelle mani dei soli e legittimi titolari del diritto di scelta, i cittadini; si potrebbero incentivare, sostenendole anche con risorse pubbliche come in Germania, le fondazioni politiche seriamente impegnate nella formazione della classe di governo.

Le prospettive

Sicuramente si potrebbe fare molto altro ancora. Ma, siccome le leggi le fa il Parlamento, e la sua composizione, abbiamo visto, è nelle mani dei capi delle liste e non del popolo, torniamo, come nel gioco dell’oca, alla casella di partenza. Che è quella che fa scappare la maggioranza dei votanti dalle urne.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EDICOLA