Dietro il tentativo di un riassetto della governance, si cela spesso la volontà di assoggettare gli atenei e il sapere accademico
Gli aggressivi provvedimenti di questo governo verso le università segnano un tornante involutivo della storia. Fanno parte dello “Scontro estremo sulla pelle del Paese” che l’attuale polarizzazione politica sta determinando. Un’Istituzione indipendente non è allineata o compiacente? Allora va ridimensionata e messa sotto controllo, o azzerata nei vertici, determinando un imbarbarimento autocratico del Paese.
L’università nel mirino
Nel caso delle università si tratta di un atteggiamento estremamente pericoloso, ma non certo inedito. In ogni periodo, quanto più cruciale è stato il ruolo delle università, tanto più, da parte del potere, è diventato pressante e insidioso il tentativo di governarne le logiche di sviluppo, di condizionarne i fini e limitarne l’autonomia e la libertà di pensiero.
La Costituzione
Ai Padri costituenti era invece chiaro che l’indipendenza morale e scientifica nei confronti di ogni potere è la base su cui si fonda l’autorevolezza del sapere universitario, la serietà e l’affidabilità dei risultati delle sue ricerche. Perciò, dopo accesi dibattiti, ormai purtroppo dimenticati, inserirono nell’articolo 33 della Carta uno specifico riconoscimento per la libertà dell’arte e della scienza: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.”
La libertà in pericolo
Le università sono spazi di libertà, dove il sapere deve essere critico e mai gregario o sottomesso; il pensiero deve essere libero e mai conforme o asservito. Ci sono voluti secoli di persecuzioni e martiri del pensiero per conseguire questa fragile quanto fondamentale conquista. La storia dell’umanità è lì a ricordarci che, quando questa libertà è limitata, avvengono sempre enormi disastri e si ha un ritorno all’oscurantismo. Oggi questa libertà è di nuovo in pericolo.
Il tentativo di controllo
Con protervia e cieca determinazione, il governo in carica sta erodendo le basi dell’autonomia universitaria attraverso una serie di provvedimenti che, dietro la facciata della “riforma”, celano un progetto di controllo. Il decreto sull’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) ne è un emblematico esempio: un contraddittorio provvedimento che definisce l’Agenzia come “indipendente”, ma la pone sotto il dominio del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).
Un paradossale ossimoro giuridico e culturale. Un’agenzia incaricata di valutare la qualità della ricerca, definire i requisiti dei programmi di insegnamento, stabilire i criteri per l’assegnazione dei finanziamenti statali alle università e decidere l’eventuale soppressione o fusione degli atenei viene sottomessa al MUR e non al Parlamento.
Il modello anglosassone
Nel decreto, poi, si introduce – se richiesto dal Ministero – l’elemento premiale legato al concetto ambiguo e infelice di “valorizzazione della conoscenza”, scimmiottando acriticamente, ancora una volta, modelli anglosassoni, senza rendersi conto che la conoscenza, quando è vocata alla comprensione del mondo che ci circonda e all’esercizio della ragione, ha un valore assiologico intrinseco e non necessita mai di essere “valorizzata”: semmai, di essere trasmessa.
Il pre-ruolo e la governance
Non meno grave è la disciplina pre-ruolo, che prolunga la precarietà dei giovani ricercatori, allontanando così i migliori cervelli. Infine, il provvedimento sulla nuova governance di Ateneo, ancora in corso di elaborazione, dovrebbe prevedere il controllo del governo nei Consigli di amministrazione degli atenei, con la presenza di un componente nominato dal Ministero e solo gli studenti come componente elettiva, oltre a un’inspiegabile ed inusitata proroga della durata del mandato degli attuali rettori, che sommerebbero così fino a otto anni di incarico, superiori anche alla durata del Presidente della Repubblica. Un abuso che rappresenta una ferita profonda inferta al cuore dell’autonomia universitaria. Prorogare un mandato senza elezioni significa sospendere il diritto di autodeterminarsi di docenti e studenti: un’Istituzione culturale indipendente diventa proprietà del governo.
Un progetto autoritario
Tutti questi interventi sono una violazione forte dello spirito costituzionale: un progetto autoritario che mira a premiare la fedeltà al potere invece del merito, distribuendo prebende, ma coperti dalla foglia di fico della valutazione “indipendente”. Un’operazione autolesionista, perché il sapere critico è l’unico antidoto agli imperanti poteri sovranazionali, che hanno reso ormai residuale anche il campo di intervento della politica.
La vigilanza
È urgente che il mondo accademico e la società civile facciano sentire la propria voce. Popper ammoniva che “il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”. L’autonomia universitaria non si difende da sola: si difende con la parola, la disobbedienza intellettuale, la testimonianza. Senza università libere non esiste conoscenza autentica, e senza conoscenza non c’è libertà né democrazia per nessuno.









