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Dazi, trattativa a oltranza fra Trump e l’Europa. Ma c’è una proroga

Donald Trump

Pugno duro del presidente degli Stati Uniti con Giappone e Corea del Sud che dal 1° agosto pagheranno tariffe al 25%

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Trattiva a oltranza con l’Unione europea. Mentre si chiude con Giappone e Corea del Sud. Questa sarebbe la muova mossa del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che con un ordine esecutivo sposterebbe l’entrata in vigore dei nuovi dazi al 1° agosto. È quanto dichiarato dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

Intanto le prime lettere con le istruzioni sui dazi sono arrivate, puntuali, all’orario annunciato (ore 12 orario americano) e anticipate su Truth social. Destinatari Giappone e Corea del Sud per i quali le nuove tariffe scatteranno il 1° agosto al 25%. Ma con un preciso avvertimento: nel caso in cui i due Paesi decidessero di applicare contro dazi alle merci americane allora le tariffe aumenterebbero. Insomma almeno con Giappone e Corea il margine di trattativa è zero.

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Ma le missive si concludono con un finale accomodante: «Se desiderate aprire agli Usa i vostri mercati finora chiusi, eliminare le vostre misure tariffarie e non tariffarie, le barriere commerciali, forse potremmo considerare un adeguamento di questa lettera. Queste tariffe possono essere modificate, al rialzo o al ribasso, in base al nostro rapporto con il vostro Paese. Non resterete mai delusi dagli Stati Uniti d’America”. Insomma nulla è definitivo.

Per l’Unione europea invece nessun “pizzino”. Ma i negoziati procedono e questa è già una buona notizia. Al termine della riunione dell’Eurogruppo, il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato di non essere a conoscenza di lettere trasmesse dagli Usa alla Commissione. E ha ribadito la linea di Bruxelles: «La posizione dell’Ue è stata chiara fin dall’inizio, abbiamo favorito una soluzione negoziata con gli Usa, e questa rimane la nostra priorità. Sono stati compiuti progressi verso un accordo di principio durante i negoziati svoltisi la scorsa settimana, e venerdì si è tenuta una discussione con gli Stati membri sulla situazione. Ora continuiamo a collaborare sia a livello tecnico che politico. Il nostro obiettivo rimane quello di trovare un accordo prima del 9 luglio».

Ma a questo punto i tempi si sono dilatati. Bruxelles ha sottolineato i progressi degli ultimi giorni dopo la missione americana del commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic. Un altro passo avanti sarebbe stato compiuto con la telefonata tra la presidente della Commissione europea, Ursula von del Leyen, e Trump. Un colloquio che le fonti comunitarie hanno definito un “buono scambio”. Anche se con il Tycoon non c’è da stare tranquilli fino alla fine. E anche dopo tenendo conto del tenore delle lettere recapitate a Giappone e Corea del Sud. L’attesa non ha comunque influenzato le Borse europee che hanno confermato nella giornata di ieri un andamento positivo, contrariamente invece a Wall Street.

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In ripresa sulle principali valute anche il dollaro. Nonostante il clima della giornata non sia stato disteso. Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha infatti affermato che senza un’intesa gli Stati Uniti, i Paesi pagherebbero i dazi fissati ad aprile e cioè al 50%. Dopo l’annuncio shock Trump decise di concedere 90 giorni per la trattativa e ora si è arrivati al rush finale.

Nella giornata segnata dai dazi il Quirinale ha calato una carta pesante. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso tenuto in occasione della visita di Stato in Croazia ha dichiarato: “La vocazione alla pace l’Europa l’ha sempre coltivata e la mantiene”. E ha aggiunto che l’Unione europea “è al centro di una rete commerciale aperta che garantisce pace: questa vocazione di pace della Ue è condivisa per restituire alla vita internazionale un modello di convivenza serena”. Un binomio inscindibile dunque: commercio libero e pace.

Una posizione opposta alla linea che sta tenendo il presidente degli Stati Uniti, che sta usando l’arma delle tariffe per riportare l’America ai grandi fasti , ponendo però una pesante ipoteca sul futuro del commercio globale. E aggravando l’incertezza provocata dalle due guerre che stanno insanguinando l’Europa e il Medioriente.

Trump ha puntato tutto sui dazi e i risultati economici gli stanno dando ragione e continuamente alza il tiro. Anche ieri non ha perso un’altra occasione per lanciare minacce. Sul solito Truth Social ha infatti annunciato “punizioni” contro i Paesi che si schiereranno con i Brics (Cina, Russia, India, Brasile e Sudafrica). “Qualsiasi Paese che si allinei con le politiche anti-americane dei Brics – questa la perentoria dichiarazione del Tycoon – sarà soggetto a un dazio aggiuntivo del 10%, senza eccezioni”.

Una misura che sarà adottata per “proteggere l’economia americana e i suoi lavoratori”. Per Trump l’economia emergente di quei Paesi rappresenta infatti un pericolo per la supremazia degli States. Una minaccia che non è piaciuta affatto a Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha infatti risposto a stretto giro che è “inaccettabile”. I Brics – ha ribadito l’esponente governativo – sono «una forza positiva a livello internazionale, aperta e inclusiva, non diretta contro alcun Paese». Procedono invece i negoziati con la Thailandia che ha inviato i suoi correttivi alle proposte americane e ora si attendono le risposte. Il governo thailandese è comunque ottimista che i negoziati possano chiudersi in tempi brevi. Secondo quanto ha riferito un quotidiano locale l’obiettivo della Thailandia è di chiudere la partita con Washington con tariffe doganali al 18%.

In trattativa anche l’Indonesia che per agevolare l’intesa ha già accettato di importare almeno un milione di tonnellate di grano statunitense all’anno per i prossimi cinque anni, per un valore di 1,25 miliardi di dollari. Un accordo che vale 250 milioni di dollari all’anno che dovrebbe convincere il governo americano a ridurre le tariffe che inizialmente sono state fissate al 32%. Secondo gli Stati Uniti il deficit commerciale con l’Indonesia ha raggiunto 17,9 miliardi di dollari con una crescita nel 2024 del 5,4% sull’anno precedente.

Intanto in Italia le tariffe continuano a essere un terreno di scontro tra Governo e opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito la situazione “molto preoccupante” e ha contestato la linea dell’esecutivo che pur perseguendo le dazi zero ha comunque definito non così gravi tariffe al 10%. Schlein ha però fatto presente che, secondo Confindustria, con dazi al 10% a cui va aggiunto il deprezzamento del 13% del dollaro, l’impatto sarebbe pesante: 20 miliardi in meno di export e la perdita di 118mila posti di lavoro.

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