L’abitazione era satura di gas. Già l’anno scorso un fatto analogo, i responsabili sono tre fratelli che “non volevano lasciare la casa”
Un atto volontario, l’aria satura di gas, la palazzina che crolla: tre carabinieri, Valerio Daprà, Davide Bernardello e Marco Piffari, sono morti a Castel d’Azzano (Verona). Molti feriti fra militari e agenti. Secondo il vicesindaco del paese, gli occupanti, tutti appartenenti alla stessa famiglia, “non volevano lasciare la casa”.
Dino (63 anni) e Maria Luisa Ramponi (59) sono ora piantonati in ospedale, ricoverati per ustioni. Il loro fratello Franco (65) era scappato, ma è stato rintracciato. Sarebbe stata la donna a innescare l’esplosione.
Nello scoppio sono rimasti feriti undici carabinieri, trasportati – in codice rosso, non in pericolo di vita – in quattro ospedali della zona. Tre i militari che risultano illesi. Lesioni anche per 4 agenti delle Uopi (Unita’ operative di pronto intervento) della Polizia di Stato. In casa sono state trovate altre bombole, e bombe molotov. I tre rischiano un’accusa per strage.
Non è la prima volta che, per scongiurare uno sgombero, gli occupanti saturano gli ambienti di gas. Già nell’ottobre del 2024, esattamente un anno fa, lo avevano fatto. In quell’occasione lo sgombero era stato rinviato, gli ambienti erano stati arieggiati e tutto si era risolto senza incidenti. Due dei tre fratelli erano saliti sul tetto per protesta.
Chi sono le vittime
Appartenevano al Nucleo Radiomobile di Padova e alla Squadra operativa supporto del Battaglione mobile di Mestre (Venezia) i tre carabinieri morti. Il Brigadiere Capo Qualifica Scelta Valerio Daprà era nato a Brescia 56 anni fa, aveva una compagna e un figlio di 26 anni. Si era arruolato nel 1988 ed apparteneva al Radiomobile di Padova, assieme al Carabiniere Scelto Davide Bernardello, di 36 anni, celibe, nato a Camposampiero (Padova) e arruolato nel 2014. Il Luogotenente Marco Piffari, 56enne, viveva in provincia di Padova. Era il comandante della Squadra Operativa Supporto del Battaglione Mobile di Mestre, arruolato nel 1987.
Cordoglio e dolore da tutto il mondo politico
Il ministro dell’Interno Piantedosi parla di “bilancio terribile”. “Siamo sul posto – dice la sindaca di Castel d’Azzano, Elena Guadagnini – e siamo ancora sconvolti e interdetti da quanto accaduto. In questo momento di profondo dolore, esprimo le mie piu’ sentite condoglianze e la mia totale vicinanza all’Arma dei Carabinieri, alle famiglie dei tre militari caduti e a tutti i loro colleghi feriti nell’adempimento del loro lavoro”.
Le difficoltà economiche
I problemi finanziari della famiglia erano iniziati nel 2014, con la sottoscrizione di un mutuo. Da allora, i tre fratelli avevano sempre sostenuto di essere stati truffati: affermavano di non aver mai firmato i documenti del prestito e che le firme fossero state falsificate. La vicenda legale, però, si era conclusa con il pignoramento della casa e dei terreni, lasciandoli senza più nulla.
“Avevano perso tutto”
Dai racconti dei vicini di casa emerge un quadro di profondo disagio. «Lavoravano di notte e dormivano di giorno», spiegano. «Avevano montato un faro potentissimo nel campo per accudire le mucche anche al buio. Nessuno li vedeva mai, vivevano del poco latte che riuscivano a vendere».
La situazione, aggiungono, era ormai al limite della sopravvivenza. «Non avevano più luce né gas, vivevano come in una grotta. Sapevamo che era una situazione disperata: più volte avevano minacciato gesti estremi. Dopo il pignoramento dicevano: “Piuttosto che lasciare la casa, ci facciamo saltare in aria”».
I vicini: “Una tragedia annunciata”
I fratelli Ramponi vengono definiti “problematici” dai vicini. “Non davano confidenza a nessuno, tenevano il cancello sempre sbarrato, portavano le bestie dentro e si chiudevano. Casa e terreno erano sempre in disordine. La situazione era chiara a tutti, purtroppo c’è voluta la tragedia” dicono i vicini.









