16 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Ott, 2025

Garlasco, inquirenti nella fabbrica delle scarpe dell’assassino

La fabbrica marchigiana produceva le suole per le scarpe Frau numero 42, tra le prove che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi


Due mesi fa gli inquirenti che indagano sull’omicidio di Chiara Poggi sarebbero tornati nella fabbrica marchigiana che, all’epoca dei fatti, produceva le suole per le scarpe Frau legate all’impronta numero 42 trovata tra le prove che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi. La notizia è stata rivelata dal programma Ore 14, in onda su Rai 2 e condotto da Milo Infante.

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Secondo l’ultima perizia, datata 2014, l’impronta rinvenuta nella casa dei Poggi era di una scarpa Frau taglia 42, con suola a pallini, lunga 27 centimetri, con un margine d’errore di mezzo centimetro. La trasmissione ha reso noto che, a distanza di vent’anni dai fatti, gli investigatori hanno effettuato nuovi sopralluoghi e verifiche nella fabbrica di Civitanova Marche, che all’epoca produceva in esclusiva per l’azienda Frau.

Contattata dalla redazione, una responsabile dell’azienda inizialmente ha dichiarato che forse non erano loro a produrre quelle suole, salvo poi correggere la versione, precisando che sì, le avevano realizzate loro, ma senza sapere su quali modelli di scarpe fossero state montate, perché la ditta si occupava solo della produzione delle suole e non della calzatura completa.

Nel corso della trasmissione è stato inoltre evidenziato che, in base alla numerazione standard, una lunghezza di 27 centimetri corrisponde in realtà a un numero 42,5 o 43, non 42. La Frau, tuttavia, non produce mezze misure.

In collegamento telefonico, Giada Bocellari, una delle avvocate di Alberto Stasi, ha ribadito che il suo assistito non possedeva scarpe Frau taglia 42, mentre l’altro legale, Antonio De Rensis, presente in studio, ha aggiunto che “la suola è una cosa, la scarpa un’altra”.

Nel frattempo emergono nuovi elementi anche dall’inchiesta parallela condotta dalla Procura di Brescia, che si intreccia con il caso Garlasco. Dagli atti del Riesame di Brescia risulta che Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e a suo tempo indagato, fu intercettato l’8 febbraio 2017 mentre raccontava a un suo legale di essere stato contattato dai carabinieri per un interrogatorio nell’ambito della prima inchiesta di Pavia.

Le indagini bresciane coinvolgono anche l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e due ex carabinieri, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, sospettati di irregolarità nella gestione del caso. Dall’analisi della Guardia di Finanza emergono movimenti economici sospetti, come versamenti mensili di circa 1000 euro presso un centro scommesse Snai di Porcari (Lucca) attribuiti a Sapone e numerosi prelievi e spese elettroniche sui conti di Spoto.

La Finanza, in una nota del 30 luglio scorso, ha chiesto ai pm di poter effettuare ulteriori accertamenti bancari anche sui conti del giudice Fabio Lambertucci, che nel 2017 archiviò la prima inchiesta su Sempio, su richiesta di Venditti. La richiesta di verifiche è estesa anche alle gemelle Stefania e Paola Cappa e ai loro familiari, citati nella stessa informativa.

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